27 Oct 2011

Il Gip di Padova ha oscurato alla fine dello scorso settembre la bellezza di 493 siti che recavano nel dominio la parola “Moncler” a tutela del marchio dell’importante brand italiano, una mossa decisa per contrastare la contraffazione che da tempo rendeva complesso per l’utente acquistare in sicurezza e che certamente causava danni importanti all’azienda. Noi stessi ne avevamo parlato su Rispendo, il blog di Marina Martorana sul sito del Corriere.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ampiezza del provvedimento non poteva però includere solamente i contraffattori cinesi verso i quali era indirizzata l’azione, ma anche domini non più attivi o domini esclusivamente “colpevoli” di avere nell’URL il termine “Moncler”: molto probabilmente un atteggiamento eccessivo da parte della magistratura che, se esteso, impedirebbe importanti iniziative da parte degli utenti di creare siti a sostegno o a critica dei brand stessi. Una possibilità che non deve essere tolta agli utenti della Rete.

Se la Rete deve oggi essere difesa dall’utilizzo illegale che ne fanno i contraffattori, è pur vero che le marche non devono avvalersi delle giuste protezioni di cui godono per soffocare ciò che è lecito ed opportuno. Anche a vantaggio della stessa marca.

Le contraffazioni non devono vibrare, ma il dialogo fra gli utenti e le marche sì.

 

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One Response so far.

  1. [...] che per la prima volta hanno avuto la possibilità di opporsi contro un ordine di oscurare i siti (è il caso Moncler, 493 domini). E' avvenuto il 2 novembre, la sentenza del Tribunale di Padova che potrebbe annullare l'ordine [...]