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Politica digitale: come usare Twitter in maniera efficace

Posted byAmministrazione, in Content Curation, Twitter

Per le sue caratteristiche Twitter si presta molto bene a essere usato nella politica digitale. Se alcuni personaggi politici hanno dimostrato di conoscerlo a fondo e di saperlo utilizzare con competenza, è altrettanto vero che altri sottovalutano la gestione del proprio profilo, incorrendo talvolta in veri e propri scivoloni.

Un profilo ben gestito

L’esempio più immediato di un profilo Twitter ben gestito  è quello del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: @BarackObama è il profilo più seguito nella categoria dei leader politici mondiali.

Obama è stato il primo capo di Stato a iscriversi a Twitter e, secondo il rapporto “Twiplomacy” diffuso dalla società di pubbliche relazioni Burson-Marsteller è anche l’autore del tweet politico più popolare nella storia di Twitter: “Le coppie dello stesso sesso dovrebbero poter sposarsi”.

Con quasi 21 milioni di Follower e 7000 Tweet al proprio attivo, questo profilo è uno degli elementi di forza della campagna elettorale di Obama.

Il sapiente utilizzo di foto, infografiche e hashtag rende  il profilo coinvolgente e ben interconnesso: un buon esempio da seguire per ogni politico che aspiri a sviluppare una buona presenza online.

Varcando l’Oceano, per sapere quali sono i politici più influenti nel nostro Paese possiamo affidarci alla classifica di Klout che, per ciascuno dei Paesi appartenenti al G-20 segnala quali sono i più importanti giornalisti e politici sulla Rete.

Il capostipite di una vera strategia digital in Italia è stato Nichi Vendola per la sua candidatura alla Regionali: grazie alla campagna sui social, ha ottenuto notevoli consensi e ha guadagnato slancio. Ora sta ritentando la stessa strada per la sua candidatura alle primarie: interessante l’uso dell’hashtgag #oppurevendola, che si sta diffondendo rapidamente sulla Rete.

Su Twitter sono molto attivi anche Andrea Sarubbi (il deputato che ha lanciato l’hashtag #opencamera), il sindaco di Milano Giuliano Pisapia (eletto miglior personalità in rete del 2011 dai Macchianera Awards) e Pippo Civati, forte di una presenza continuativa sulla Rete dal 2004.

Cosa non fare su Twitter

Se questi sono gli esponenti politici che hanno dimostrato una buona capacità di usare social, quali sono gli errori da evitare?

Partendo dall’assunto che una presenza poco curata o peggio ancora incauta può essere controproducente, ecco alcuni esempi di cosa un politico non dovrebbe fare su Twitter.

  • aggiornare il profilo in maniera saltuaria e irregolare: i followers che seguono le attività di un esponente politico si aspettano di essere informati giorno per giorno
  • dimenticare di curare l’omogeneità stilistica dei Tweet (in particolare quando il profilo viene gestito da uno staff di più persone)
  • utilizzare termini volgari o inappropriati
  • lasciarsi andare a scontri con i followers: la dialettica va riservata alla competizione politica
  • dimenticare di utilizzare strumenti i principali di interazione (mentions e hashtags)
  • tralasciare di inserire elementi utili all’engagement: foto, infografiche, video

Lo studio Twiplomacy mette in evidenza un altro fenomeno: molti politici, pur potendo vantare un’ottima presenza su Twitter, non si connettono fra loro. In poche parole, non si è ancora instaurata una reale interazione fra i tanti leader presenti su questo social. Peccato, sarebbe senza dubbio interessante seguire un vero e proprio dibattito a più voci sul social più politico che ci sia!

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