10 parole che, se vuoi lavorare con il programmatic, non puoi assolutamente non sapere!

Trading Desk
La struttura che sì occupa dell’acquisto degli spazi in programmatic

DSP – Demand side platform
La piattaforma che viene utilizzata dai trading desk per acquistare spazi

SSP – Supply side platform
La piattaforma tecnologica che viene utilizzata dagli Editori e dalle Concessionarie per vendere gli spazi

DMP – Data Management Platform
La piattaforma tecnologica che raccoglie, aggrega e normalizza i dati di prima, seconda e terza parte, su cui poi possono essere acquistate o vendute le campagne in programmatic

Full Stack
L’insieme di più piattaforme di un unico provider tecnologico, come ad esempio: adserver, SSP e DMP per gli editori e Adserver, DSP e DMP per i trading desk

Deal Guaranteed
Nome con cui si identifica uno dei metodi di compravendita degli spazi. Si stabiliscono formati/o, volumi e cpm e sia l’editore/concessionaria che il cliente si impegnano su questi 2 parametri.

Deal ID/Private deal
Si stabiliscono il formato (o i formati), il CPM (che è quindi fisso) e non si ha nessuna garanzia né della quantità di impressions che verrà messa a disposizione della DSP né della quantità di impressions che questa comprerà.

PMP
Nome con cui sì identifica un marketplace aperto solo a pochi acquirenti, che con un sistema d’asta compreranno le impressions che l’editore/concessionaria metterà a disposizione di tutti contemporaneamente. Chi sarà disposto a pagare di più, vincerà l’impressions.

Open Market
Come il PMP, il sistema di acquisto è ad asta, ma in questo caso non c’è la scelta dei partners a cui vendere le impressions, tutti possono accedere e provare ad aggiudicarsi il bacino messo a disposizione.

Floor Price
Il prezzo di base, sotto cui l’editore/concessionaria non vuole vendere le sue impressions: principalmente viene usato nei PMP e nell’Open Market, che sono gli unici 2 sistemi dove il CPM non è concordato a priori.

Remarketing VS Retargeting

Raggiungere le persone che si sono già dimostrate interessate al nostro brand o ai nostri servizi per riuscire a vendere o rivendere loro qualcosa è una tecnica di marketing consolidata che dà spesso buoni frutti.

In gergo “markettaro” questo procedimento viene definito “remarketing” o “retargeting”. I due termini, usati spesso come sinonimi, esprimono, però, concetti in realtà differenti.

In particolare il Retargeting si riferisce a tutte quelle attività volte a tracciare, attraverso i cookies o gli altri strumenti, i profili degli utenti di un determinato sito al fine di raggiungerli poi in momenti successivi e in altre fasi della loro navigazione online. Insomma, avete presente quando cercate un volo oppure l’ultimo gadget tecnologico e poi ve lo vedete spuntare nei banner dei siti che visitate nei giorni successivi? Ecco, quella è una campagna di retargeting, pericolosissima nel caso in cui avete navigato col computer di casa per cercare il regalo a sorpresa di vostra moglie.

Il Remarketing ha la stessa logica ma utilizza uno strumento diverso: le email. Se siete iscritti ad Amazon lo sapete: se acquistate un determinato libro, il portale di ecommerce più famoso al mondo vi manderà nei giorni seguenti numerose e amorevoli email per accertarsi che non vi perdiate il seguito di quel fantastico romanzo.

Il 25% dei 1000 più importanti retailer online fa campagne di remarketing per l’abbandono del carrello e per l’upselling.

Le tempistiche sono fondamentali nelle campagne di remarketing: alcuni studi, infatti, hanno dimostrato che le chance di reingaggiare un utente diminuiscono di dieci volte se il contatto avviene più di un’ora dopo la prima interazione.

Tenere vivo il contatto con i propri clienti o potenziali tali, dunque, è molto meno oneroso è più fruttuoso rispetto alla generazione di nuove lead, per questo le campagne di retargeting e remarketing sono una tecnica così diffusa e praticata.

 

La Unique Selling Proposition applicata al personal branding

La Unique Selling Proposition è un concetto pubblicitario inventato negli anno Quaranta che sembra, ormai, un po’ vecchio e superato.

Si tratta della tecnica secondo cui per pubblicizzare un prodotto rendendolo appetibile per il pubblico occorre prima di tutto individuare e poi comunicare in modo forte e convincente il suo “unico argomento di vendita”, cioè una caratteristica che sia solo sua, che lo renda forte e che lo contraddistingua rispetto alla concorrenza.

Ovviamente è implicito che questo fattore debba convincere quante più persone possibili ad acquistare quel determinato prodotto anziché un altro.

Come dicevamo, questo concetto in pubblicità è un po’ superato: negli anni se ne sono aggiunti altri, forse più efficaci o semplicemente diversi.

Tuttavia è un concetto importante da riprendere nel campo del personal branding.

Quando costruite la vostra immagine online, che siate dei liberi professionisti in cerca di clienti oppure siate in cerca di lavoro, vi state “vendendo” nel senso più positivo possibile del termine.

State di fatto mostrando il lato migliore di voi – si spera – affinché qualcuno vi noti e vi scelga in mezzo a tanti altri.

Dunque, sul vostro sito web, sulla vostra pagina Facebook o sul vostro profilo LinkedIn, state facendo una sorta di campagna pubblicitaria di voi stessi, cercando di convincere i vostri potenziali acquirenti.

Per questo il consiglio è quello di farvi la fatidica domanda: perché dovrebbero scegliere me?

In altre parole, cercate la vostra Unique Selling Proposition.

Può essere qualcosa che sapete fare meglio degli altri, uno stile che vi contraddistingue nel vostro modo di condurre gli affari, un tratto del vostro carattere che vi rende particolarmente apprezzabili dal punto di vista professionale o anche una passione che dice molto di voi e del vostro modo di essere.

La tendenza che si ha frequentando il web è spesso quella di uniformarsi. Non fatelo, siate originali, siate voi stessi, trovate la particolarità che vi rende unici e avrete molte più possibilità di farvi notare.

Luisa Casanova Stua

Cosa sono – davvero – le impression

Il numero di Impression è una metrica importante per valutare le performance dei contenuti web.

Le impression rappresentano il numero di volte che un contenuto, un video, una pagina web, un banner o qualsiasi altro contenuto web hanno avuto la possibilità di essere visualizzati dagli utenti.

Sui social media le impression contano il numero di volte che un contenuto ha avuto la possibilità di essere visto da un certo pubblico.

In Google Adwords viene conteggiata una impression ogni volta che l’annuncio viene pubblicato su Google o sulla Rete Google.

La definizione tecnica che lo IAB dà delle impression è la seguente: una misura delle risposte date da un sistema di ad delivery, alle richieste di ad inviate dal browser dell’utente. La richiesta è filtrata dall’attività robotica ed è registrata nell’ultima fase del processo di consegna del materiale creativo al browser dell’utente, ovvero nel momento in cui l’utente ha l’opportunità (eventuale) di vedere l’annuncio.

Le impression – al contrario della reach – non conteggiano gli utenti unici, ma il numero stimato di visualizzazioni, ciò significa che se uno stesso utente vede un contenuto due volte, le impression conteggiate saranno, appunto, due.

Sul web è frequente che le inserzioni vengano pagate per impression: le impression pubblicitarie sono il conteggio delle visualizzazioni di ogni singola pubblicità da parte dell’utente, tecnicamente ogni volta che un browser carica la pagina in cui è pubblicato il vostro annuncio, il sistema rileva una impression.

Questa misurazione non tiene conto di quanti utenti abbiano cliccato su un annuncio sponsorizzato o abbiano poi effettivamente compiuto l’azione descritta nella call-to-action.

Strettamente correlato a impression è la viewability.

La viewability è l’unità di misura che calcola a quanti utenti effettivamente è stato mostrato nella porzione di monitor dove stanno navigando, l’annuncio pubblicitario.

È una metrica importante dal momento che, a differenza di altri mezzi dove la pubblicità è spesso un interruzione alla fruizione del contenuto, su internet un banner viene mostrato nella stessa pagina.

Nelle nostre abitudini di navigazione appena arrivati su una pagina tendiamo a fare qualche scroll per iniziare a fruire del contenuto; ecco dunque che un banner in testa alla pagina, per esempio un leaderboard, avrà una scarsa viewability dal momento che sparirà dalla visione dell’utente.

Misurare la viewability effettiva delle impression acquistate è fondamentale per capire non solo quanti utenti ci hanno potuto vedere (Opportunity to see o OTS) ma quanti effettivamente ci hanno visto.

 

Cosa sono e come funzionano gli Ad Blocker

Gli AD BLOCKER sono sistemi di filtraggio delle pubblicità sul web che sostanzialmente rimuovono dai nostri strumenti di navigazione i messaggi pubblicitari di diversi formati: banner, pop-up, video, etc.

Sempre più utenti decidono di far ricorso a questi strumenti per mettersi al riparo da messaggi pubblicitari troppo invadenti. Secondo IAB, il 25% degli italiani utilizza un AdBlocker.

Questo mette a dura prova alcune strategie di web marketing e spinge i brand ad orientarsi verso diversi strumenti di comunicazione, prima tra tutte il native advertising.

Come creare una custom audience su Facebook

Facebook mette a disposizione strumenti di targetizzazione sempre più avanzati, che permettono di raggiungere un pubblico “a misura” di brand: interessato ai prodotti o servizi e potenzialmente portato all’acquisto.

Da Business Manager si possono creare, modificare e selezionare di volta in volta le cosiddette “Custom audiences”, cioè liste di utenti che ci interessano. Per esempio si possono inserire nella lista gli utenti che hanno già visitato il sito web del proprio brand.

 

Come creare una custom audience attraverso Business Manager:

Dopo aver impostato l’obiettivo di una campagna, si passa alla scelta dei posizionamenti, del budget e del target della campagna.

Passando alla voce Audience ci sono due scelte: “Create new” e “Use a saved audience, scegliete “Create new”.

 

custom audience Facebook

 

A questo punto comparirà un menù da cui potrete scegliere diverse modalità per creare una custom audience.

Scegliendo “Customer file” potrete caricare una lista di contatti già raccolti, ad esempio, con altre attività di lead generation, scegliendo “website traffic” o “app activity” potrete creare delle audience basate sul comportamento degli utenti sul vostro sito internet o sulla vostra app. Scegliendo “Engagement on Facebook” potrete creare liste di persone che hanno già interagito e mostrato interesse per la vostra pagina.

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Quest’ultima è una feature introdotta da poco da Facebook. Cliccando su “Engagement on Facebook”, si aprirà un altro menù da cui potrete scegliere qual è la tipologia di interazione che vi interessa:

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Per esempio potrete selezionare le persone che hanno interagito con la vostra pagina nell’ultimo mese:

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A questo punto la vostra “Custom audience” è stata creata e potrete utilizzarla per le vostre prossime campagne Facebook.

Qui trovate altre informazioni che potranno chiarire meglio l’argomento: http://bit.ly/2jJHVFO

Instagram lancia Carousel per gli inserzionisti

Una recente ricerca dimostra che inserire video all’interno di una campagna adv, porta ad avere una maggiore interazione rispetto ad un’altra che contenga solo ed esclusivamente foto statiche. Lo ha capito bene Instagram che dopo aver riscontrato un incremento dell’utilizzo dei video del 40% da parte dei suoi utenti, ha pensato bene di introdurre un nuovo formato video per gli inserzionisti: Carousel.
Grazie a questo nuovo formato, gli inserzionisti possono ora creare annunci e campagne che contengano fino a 5 contenuti distribuiti tra foto e video per uno story telling più ricco e completo. Tra i primi brand che hanno sperimentato questo nuovo formato troviamo, a livello globale: Taco Bell, Macy’s e AirBnB.
Link all’articolo: bit.ly/1Wj7g8Z

Facebook Messenger: arriva la pubblicità?

Secondo alcune indiscrezioni, nei prossimi mesi potremo assistere all’introduzione da parte di Facebook di annunci pubblicitari anche in Facebook Messenger.

Le aziende potrebbero essere in grado di inviare gli annunci, in forma di messaggi, agli utenti ma con una limitazione: potranno contattare solo persone che in precedenza avevano avviato spontaneamente conversazioni con la società. Questo per limitare il potenziale invio di messaggi poco graditi e di spam.

Per approfondire la notizia, leggi qui: tcrn.ch/1Tp228R

Airbnb e la stanza da letto di Van Gogh

Per chi ama organizzare le proprie vacanze prenotando online, Airbnb è una tra le piattaforme di riferimento. Permette di prenotare alloggi e di prendere contatto direttamente con l’affittuario dell’appartamento, visualizzare la casa, i servizi offerti e la zona in cui è situata.

Se siete in zona Chicago e amate l’arte, più che con il “classico” affittuario, non perdete l’occasione di contattare direttamente… Van Gogh! Per promuovere la mostra del celebre pittore allestita presso l’Art Institute, nel quartiere River North di Chicago è stata ricreata la famosa “La Camera da Letto”.

Vincent, questo il nome dell’host su Airbnb, dichiara: “Questa camera… e ‘decorata in stile post-impressionista e ricorda il sud della Francia e dei tempi passati”. Vincent chiede solo $ 10 perché ha necessità di comprare la vernice. E sarà felice di fornire ai suoi ospiti i biglietti per la “sua” mostra presso l’Art Institute di Chicago (qui il link alla pagina su Airbnb: bit.ly/1o9sg3X)

Per approfondire questa divertente e originale inziativa, leggi qui: huff.to/1Rq1X4D