Perché è importante non sottovalutare lo strapotere di Google

La scorsa settimana ha fatto scalpore la sanzione da 100 milioni di euro che l’Antitrust ha comminato a Google per la mancata accettazione su Android della app di EnelX Juicepass, volta a consentire la localizzazione sulle Mappe delle colonnine di ricarica delle auto elettriche: controversie simili, fra app e piattaforme, si dibattono fra Apple, Spotify e Facebook.

Se la questione è interessante sul piano giuridico e tecnologico, colpisce anche per l’ennesima conferma che viene offerta dei tanti ambiti in cui Google sta estendendo la sua presenza, in questo caso nel campo delle connected car in cui già Apple aveva definito il proprio protagonismo con CarPlay e con il proprio servizio di mappe.

L’attenzione ormai molto elevata – ricordiamo il Digital Services Act europeo – con cui legislatori ed authority indipendenti affrontano la pervasività delle big tech nasce infatti dalla consapevolezza che una posizione di leadership ottenuta in un’area di business (in questo caso, il sistema operativo Android) può essere utilizzata anche in settori differenti ed attigui, come le smart car e, in qualche misura, il promettente mercato delle auto elettriche.

Ecco perché è sempre interessante osservare i tanti campi da gioco in cui Alphabet, la parent company di Google, opera:

  • con Nest, nella domotica e nelle smart home;
  • con Fitbit (di recente acquisizione) nei dispositivi wearable e nelle tecnologie che si fondano sul “quantified self” e sul fitness;
  • con Calico e Verily, nella ricerca legata alle scienze della vita.

La diffusione di oggetti connessi alla Rete e quindi tali da richiedere un sistema operativo che ne consenta il collegamento con altri oggetti…

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Le 4 forme di abbonamento ad un sito di notizie

Nel corso dell’ultimo anno, forse anche a fronte della necessità di avere un’informazione affidabile, autorevole e approfondita, è cresciuta anche nel nostro Paese la predisposizione a pagare per i contenuti che gli editori del resto, in modo crescente, predispongono in formule ad abbonamento.

In questo ambito però, è opportuno mappare le diverse modalità disponibili perché molteplici sono le strategie perseguite:

  • Hard paywall: si tratta del caso del sito di Reuters che, da qualche settimana, ha annunciato di offrire le proprie notizie solo a seguito di un abbonamento anche se l’attività dell’agenzia di stampa è volta a fornire contenuti a siti di terze parti;
  • Metered paywall: è il modello adottato, in Italia, per esempio del Corriere che limita a 10 gli articoli fruibili al mese su base gratuita prima di richiedere un abbonamento. E’ interessante notare come nel tempo, siti come il Financial Times si siano serviti del riconoscimento dell’abbonato per avere maggiori informazioni in merito al suo profilo di interesse e renderlo più fedele alla testata editoriale con proposte di contenuti più adeguate e una pubblicità più profilata;
  • Modello freemium: siti come Repubblica e il Sole 24 Ore offrono aree soggette a registrazione e pagamento con approfondimenti, long-form, podcast, database, newsletter e video esclusivi, in alcuni casi senza pubblicità. Il tabloid tedesco Bild ha un’offerta particolarmente approfondita di video nella sua versione premium;
  • Paywall dinamico: in questo approccio, vi è un lead scoring in tempo reale che presenta il paywall solo nel momento in cui l’utente mostra propensione a iscriversi, per esempio frequentando il sito in modo ricorrente per cercare notizie su un certo tema.

Al di là dei modelli di paywall, dobbiamo riconoscere la crescente importanza della User Experience nell’offerta di contenuti a pagamento: l’abitudine ad abbonarsi

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Google FLoCs, quali scenari per il mercato della pubblicità online?

Come condiviso in un articolo di Luigi Garofalo su Key4biz, assistere a quanto sta avvenendo nel mondo della pubblicità online a seguito del blocco prossimo venturo dei cookie di terze parti presenta mostre somiglianze con la vicenda della Super Lega di calcio.

Google FLoCs: cosa cambia

Se la tecnologia proposta da Google – le Federated Learning of Cohorts (FLoCs) – ha infatti ricevuto una reazione negativa da parte di alcuni browser (es. Opera), tiepida da parte di altri e se i test di tale approccio aggregato alla profilazione degli utenti sono al momento bloccati in Europa per via del GDPR, rimane il fatto che un importante cambiamento di scenario sta per investire il mercato della pubblicità online: il blocco, da parte dei browser, dei cookie di terzi parti.

Come detto in un webinar organizzato dall’agenzia di marketing digitale Webperformance, i cookie sono come il numerino che chi entra al supermercato riceve per poter essere riconosciuto quando è il suo turno: il blocco dei cookie di terzi parti ha come conseguenza il fatto che l’utente è riconoscibile solo fino al momento in cui naviga su un sito e la possibilità di comunicare con lui termina non appena abbandona la sessione. Sul fronte dell’analisi, questo rende complesso monitorare per un inserzionista le sorgenti di traffico determinate dalle campagne pubblicitarie e il riconoscimento degli utenti nuovi e degli utenti di ritorno. La profilazione e il targeting della pubblicità ne risultano depauperati così come, in molti casi, l’applicazione di limiti di frequenza alle campagne pubblicitarie che possono esserne pregiudicate sia per quanto riguarda la misurazione e che per l’applicazione dei modelli di attribuzione.

Quali scenari…

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L’importanza dell’integrazione dei CRM con ambienti digital e social

In questa rubrica abbiamo più volte affrontato il tema del CRM, software che permette ad un’azienda ed ai suoi collaboratori di mettere a fattor comune i dati dei propri prospect e clienti e, in una prospettiva online, anche di coloro che si registrano al sito per accedere a contenuti e servizi a valori aggiunti.

Il CRM non è una semplice mailing list, ma segue il ciclo di vita del lead dalla sua acquisizione alla relazione che matura con l’azienda ed al valore che esprime di interesse verso i suoi prodotti e servizi e al fatturato che questo genera.

Se i CRM sono per definizione e-CRM per favorire la dimensione collaborativo con figure non solo commerciali, ma anche amministrative e di customer care, i software che in questo settore si sono rivelati più innovativi hanno nel tempo sviluppato forme di integrazione con ambienti digital e social, ad esempio:

 

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Il grande ritorno delle newsletter

La Rete, con i comportamenti che emergono e con i linguaggi che prevalgono, ha il pregio di far riaffiorare come un fiume carsico formati che appaiono desueti.

È il caso delle newsletter che negli ultimi mesi sono ritornate in auge nonostante l’abuso che se ne è fatto da parte delle grandi piattaforme e-commerce.

Proprio in conseguenza dell’abbondanza di informazioni che circolano sui social media, infatti, le newsletter infatti hanno il pregio di prestarsi…

 

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Big tech e notizie, le ultime novità di Facebook e Google

Mentre si discute se l’accordo raggiunto in Australia fra gli editori e le principali piattaforme digitali sia equo oppure no, crescono le funzionalità messe a disposizione da parte di questi ultimi per favorire la scoperta e la visibilità delle news e leggerle sui siti che le hanno pubblicati.

Se Facebook ha aggiunto il tab “News” nella propria app negli Stati Uniti, Google continua ad innovare il progetto AMP che consente ai siti che producono contenuti e non solo di servirsi del codice open source sottostante per migliorare la loro lettura dal cellulare.

Su Amp.dev è possibile trovare la documentazione per predisporre le news nel carosello dedicato in cima ai risultati di ricerca laddove questa riguardi una notizia e per creare vere e proprie “Amp Stories” con testi e materiali rappresentati in modalità long-form.

Se le AMP sono una tecnologia che sta estendendo la sua applicazione anche ad altri ambiti – ad esempio, l’e-commerce – Google News è invece l’ambito per definizione appannaggio degli editori ed è infatti al centro dell’annoso confronto fra questi ultimi e Google.

Buone norme sono in questo caso:

  • soprattutto se si è una nuova testate, registrarsi su Google Publisher;
  • sottoporre il feed delle news…

 

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DAD, come servirsi al meglio della tecnologia per la formazione online

Un anno di pandemia si è tradotto, se è lecito dirlo, anche in un anno di intense e continue riunioni online che hanno coinvolto non solo insegnanti e studenti nella famigerata DAD, ma anche chi, grazie alla tecnologia, ha potuto continuare a lavorare e formarsi nonostante le restrizioni alla mobilità: non c’è alcun dubbio che, quando la polvere del Covid-19 si sarà finalmente depositata, queste forme di confronto in qualche misura perdureranno in quel “next normal” in cui la dimensione digitale della nostra vita, benché non in forme così totalizzanti, forse ci aiuterà a trovare un miglior equilibrio fra la dimensione personale e la dimensione lavorativa.

Condurre una lezione o una riunione online richiede però qualche competenza tecnica, ma soprattutto le attenzioni tipiche del “public speaker”: noi di The Vortex riassumiamo tutto ciò in alcuni gustosi meme per aiutare tutti – noi stessi per primi – a servirsi al meglio della tecnologia per la formazione online:

  • “nei meeting online le parole sono gesti”: la chiarezza espositiva, la realizzazione dei materiali, la scelte delle parole debbono essere ancora più attente perché minore è la propensione, da parte dei partecipanti, a formulare domande rispetto ad un’aula fisica. Ecco perché talvolta merita invitare ad esprimere opinioni, attendendo qualche momento perché le persone possano scrivere o attivare il microfono;
  • “puoi improvvisare uno speech, non puoi improvvisarti public speaker” che è un mestiere o, almeno, un insieme di competenze e sensibilità che richiedono pratica…

 

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YouTube e canali aziendali, consigli per una corretta presenza online

YouTube è il secondo motore di ricerca al mondo e questa sua caratteristica, insieme al cambiamento, nel tempo, dell’algoritmo che determina il favore che la piattaforma attribuisce ai diversi video deve invitare le aziende che se ne servono a ripensare la propria presenza online ed i contenuti che caricano.

La pubblicazione di video “pubblicitari” è infatti poco consona al contesto sia perché intercetterà chi l’azienda la conosce già ed è iscritto al suo canale, perdendosi la “parte sommersa” dell’iceberg data da chi è alla ricerca di soluzioni, informazioni, suggestioni.

Come mostrano canali YouTube come quello di Blm, un’azienda che produce macchinari per piegare tubi (argomento apparentemente lontano dalla comunicazione digitale), centinaia di migliaia possono invece essere le visualizzazioni laddove si pensi al proprio contributo come la risposta ad un bisogno e si sia conseguenti con la gestione delle informazioni.

In particolare occorre:

  • avere una sensibilità SEO nella compilazione dei titoli, delle descrizioni e dei tag, anche servendosi di strumenti di keyword suggestion come Keywordtool.io che offrono parole chiave attingendo alle ricerche fatte su YouTube;
  • comprendere la diversa qualità richieste dagli utenti…

 

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10 piattaforme a pagamento utili per il marketing digitale

Se nella vita “vera”, quella conduciamo tutti i giorni, ci fossero tutti gli strumenti offerti dal digitale – a partire dal CTRL + Z per rimediare ai nostri errori – non saremmo più felici?

L’abbondanza degli strumenti che la Rete offre è tale per cui, in buona misura, i tool gratuiti – in particolare quelli offerti da Google e dai social media – sono sufficienti per analizzare il rendimento della propria presenza online e per osservare i concorrenti, ma è indubbio che in alcuni casi è necessario il potersi affidare a piattaforme a pagamento con le loro caratteristiche di maggiore ampiezza dei dati da cui originano, di personalizzazione delle informazioni disponibili ed infine di funzionalità avanzate che offrono.

Eccone dieci, diffuse nel nostro Paese e quindi supportate da una letteratura che le racconta e le rende ancora più intelligibili:

  • Talkwalker, fra i più noti tool di social media listening, basato su una impostazione personalizzata dei termini – afferenti al brand, al suo mercato ed ai suoi concorrenti – in ragione dei quali si intende effettuare il carotaggio della quantità e della connotazione positiva o negativa delle menzioni che li contengono sui social media. Da considerare anche Radian6;
  • Sprout Social, una delle suite più complete per la gestione editoriale e pubblicitaria di tutti i social media con elementi di analisi delle conversazioni, del sentiment e dello share of voice per hashtag molto interessanti;
  • Iconosquare, una buona alternativa alla piattaforma …

 

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Quali sono le funzioni avanzate della versione Business di WhatsApp?

Il digitale, come il mondo del resto, è bello perché è vario e mi capita talvolta di ascoltare responsabili commerciali che hanno ottimi ritorni dal pubblicare, la sera, storie e dal variare il loro stato su WhatsAppper molte persone, indubbiamente, l’instant messenger è un vero e proprio social network e non solo – come per me – un puro strumento di comunicazione interpersonale.

Non sottovaluto in ogni caso, anche se mi capita di osservare chi esagera, l’efficacia delle Liste Broadcast, per certi versi assimilabili a delle newsletter ed utili se si vuole inviare una notizia, un’opportunità, un invito, una promozione. Proprio come le newsletter, però, occorre che i destinatari abbiano il nostro numero in rubrica tanto per WhatsApp quanto per la sua, sempre più diffusa, versione Business.

Ricordiamo in che cosa consiste tale versione avanzata:

  • ancorchè gratuita per tutti i cellulari, offre soluzioni avanzate per la gestione delle conversazioni;
  • ogni numero telefonico può essere associato ad un unico account di WhatsApp: non è pertanto possibile avere sia la versione standard che la versione business;
  • è possibile collegare quest’ultimo ad un numero di telefono fisso;
  • in tale versione, è possibile creare un profilo dell’azienda, avere una URL dedicata e servirsi di funzioni avanzate quali il catalogo offerte, le risposte salvate e le risposte automatizzate, le etichette assegnate alle conversazioni per facilitare il compito di chi se ne serve come uno strumento di customer care.

Tale ruolo pare però ormai estendersi…

 

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