Safer Internet Day: il decalogo per difendersi in rete

La sicurezza online, soprattutto per i minori, è sempre più in pericolo, col crescere dell’abitudine ad essere connessi e condividere i più diversi aspetti della propria vita.

I rischi si moltiplicano con l’aumentare delle ore di connessione. Per questo nasce il Safer Internet Day (SID), la giornata mondiale per la sicurezza in Rete. Dietro il progetto, coordinato dai Safer Internet Centre (SIC) dei singoli Paesi, ci sono INSAFE e INHOPE (due network internazionali impegnati proprio nel campo della sicurezza online), supportati dalla Commissione Europea.

La frase simbolo della campagna di quest’anno è “Be the change: unite for a better internet“, che richiama l’attenzione sul ruolo attivo dei ragazzi nel preservare la propria sicurezza in rete.

Per mettersi al riparo, infatti, ci sono dei comportamenti da adottare nel frequentare i social media e internet in generale:

  • Non fidarti ciecamente di nessuno: anche se pensi che il tuo fidanzato o la tua migliore amica non ti tradiranno mai, non condividere con loro in chat cose che non vorresti rendere pubbliche.
  • Più del 10% dei minori intervistati dal Miur sull’argomento ha confessato di condividere online i propri segreti e soprattutto foto intime (il cosiddetto sexting, in voga soprattutto tra i più giovani). Non fatelo! E soprattutto non pubblicatele sui social. Non fidatevi delle chat che si “autodistruggono”, esistono gli screenshot e il vostro interlocutore potrebbe non essere solo nel momento in cui gli inviate certe immagini.
  • Non accettate link dagli sconosciuti: attenti a chi vi invia cosa, dietro a dei link che sembrano innocui potrebbero celarsi furti di identità o altri pericoli per la privacy e la sicurezza dei vostri dispositivi.
  • Attenzione a non passare troppo tempo online: il mondo dei social è fantastico, ma anche il mondo esterno ha i suoi pregi, non perdeteveli, continuate a vivere anche nella realtà vera, oltre che in quella virtuale.
  • Attenzione ai like e ai commenti: involontariamente potreste alimentare fenomeni di Cyberbullismo che prendono di mira persone più vulnerabili.
  • Se siete voi stessi vittime di cyberbullismo non sforzatevi di risolvere da soli la situazione, chiedete aiuto, parlatene: se vi isolate i bulli hanno già vinto.
  • Non usate linguaggio violento, non fatevi coinvolgere in discussioni troppo accese, soprattutto se a cercare la lite sono solo persone che vi hanno presi di mira.
  • Preferite le amicizie che siano almeno nate offline. Sul web possono nascere intese bellissime, ma attenzione a capire veramente chi è la persona con cui state parlando.
  • Non pubblicate nulla di cui in futuro potreste pentirvi, per esempio, nel momento in cui starete cercando lavoro o vorrete entrare in una scuola che sognate frequentare.
  • Adottate sempre il buonsenso e cercate di non mettervi in situazioni difficili.

Oltre a queste semplici regole, qui trovate un vero e proprio vademecum, messo a disposizione dal Safer Internet Centre italianohttp://bit.ly/2ll5pl1Una volte che terrete presenti tutti questi punti, riuscirete a godervi il meglio di questo fantastico universo che è il web che può essere sfruttato per conoscere nuove realtà, per informarsi, per formarsi, per alimentare la propria creatività e così via.

E voi, con quale scopo navigate?

Cosa possono imparare i brand da Beyoncé e la sua foto su Instagram

Ebbene sì: Beyoncé ci annuncia che è felicissima perché sta per diventare mamma di due gemelli. E lo fa attraverso Instagram.

La vera notizia, però, è che la foto della neomamma in posa con il pancione, contornata da una corona di fiori e con in testa un velo dal sapore vagamente raffaellesco, ha ottenuto in poche ore 7milioni e 600mila like e oltre 375mila commenti.

Potremmo interrogarci sul perché una celebrità voglia affidarsi proprio a Instagram per annunciare un fatto così importante e, probabilmente, ci risponderemmo che i social media sono le nuove fonti di informazione per eccellenza.
Perché passare attraverso uffici stampa, portavoce, comunicati, giornalisti e quant’altro, quando si possono raggiungere direttamente i propri fan e parlare a loro della propria felicità e gratitudine?

Beyoncé non ha inventato nulla, già Bar Rafaeli e Pink, tra le altre, avevano parlato della loro gravidanza proprio attraverso i social media.

La vera domanda, allora, è: quale insegnamento possono trarre i brand da questo uso tutto vip di utilizzare i social?

La gravidanza è la notizia personale per eccellenza, passare attraverso i social media per parlarne ai propri fan è come aprir loro la porta sul proprio mondo, farli sbirciare, dargli l’impressione di essere “di casa” e non estranei.

Ecco, è proprio qui che i brand hanno qualcosa da imparare: aprire la porta ai propri utenti al “dietro le quinte” al “come siamo veramente” darà all’azienda che comunica su Facebook il vantaggio di mettersi sullo stesso piano dei propri fan e clienti.
Aprire una porta su un backstage, raccontare qualcosa di interessante o divertente del modo quotidiano di lavorare, parlare dei propri valori e di quello che li ispira dando agli utenti dei contenuti originali e coinvolgenti.
In questo modo i fan della pagina Facebook e Instagram accederanno a un mondo che si svela solo per loro, si sentiranno coinvolti nella storia del brand e quindi spinti a diventare dei veri e propri brand ambassador.

COME AGGIUNGERE UN LIVE CONTRIBUTOR ALLA PAGINA FACEBOOK

I video live sono la tendenza del momento sui social.
Arricchire il piano editoriale della propria pagina Facebook con questo genere di contenuti è una strategia vincente per creare occasioni nuove e interessanti di contatto con gli utenti.

Può capitare, però, che per girare un video live serva il contributo di una persona che non è tra gli amministratori della pagina. Come fare allora?

Assolutamente sconsigliato aggiungere quella persona agli amministratori della pagina se non fa parte della vostra azienda o del team di lavoro: si potrebbero facilmente creare degli inconvenienti poco piacevoli per entrambe le parti.

La soluzione c’è e si chiama “live contributor”: un nuovo ruolo che Facebook ha inserito tra quelli assegnabili da una pagina.

Come si fa a nominare una persona “live contributor”?

Innanzitutto cliccare in alto a destra alla voce “Impostazioni” o “Settings”:

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A questo punto scegliere la voce “Ruoli della pagina” o “Page Roles” dal menù a sinistra:

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A questo punto assegnare un nuovo ruolo della pagina inserendo l’indirizzo email della persona in questione e selezionando “Live contributor” dal menù a tendina.

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Ora non vi resta che mandare online i primi live video.

Chi non sa fare insegna. E chi sa fare, sa insegnare?

Da formatore professionista – avendo fatto questa scelta ormai da sette anni – leggo sempre con dispiacere e preoccupazione il commento, che spesso si ascolta e si legge, per il quale “chi non sa fare, insegna”.

Lo leggo con dispiacere e preoccupazione perché è evidente che chi lo pensa ha avuto a che fare con corsi di formazione in cui non sono emerse la professionalità del docente e l’applicazione di un metodo specifico di trasmissione dei contenuti e condivisione delle esperienze che è il metodo tipico della “formazione degli adulti”.

Gli adulti infatti non sono bambini, “tabulae rasae” disponibili a ricevere passivamente informazioni, ma apprendono in modo opportunistico e selettivo, filtrando i messaggi ricevuti sulla base delle esperienze vissute e delle forme in cui tale vissuto si è sedimentato nel corso degli anni, dei successi, dei fallimenti, delle osservazioni dirette e indirette che si sono fatte della realtà. Proprio per questo motivo, un metodo formativo pensato per gli adulti non può limitarsi a presentare testimonianze di casi aziendali, ma deve inserirli all’interno di più modalità di veicolazione dei messaggi:

– la creazione un clima accogliente e capace di favorire il dubbio, la domanda, la condivisione di punti di vista ed esperienze differenti. Le persone infatti non ricorderanno il corso per ciò che avranno sentito dire dal docente, ma per come, in quelle ore, si saranno sentite accolte;

– la predisposizione di momenti di sorpresa e di scoperta del cosiddetto “buco cognitivo”, utile per preparare la disponibilità al cambiamento. Il “buco cognitivo”, concetto sul quale Piero Angela ha costruito una carriera, si fonda su una domanda improvvisa di cui le persone ritengono di conoscere la risposta, ma la cui spiegazione richiede un approfondimento che induce ad adottare uno sguardo più ampio e talvolta laterale ai problemi e per questo invita al cambiamento;

– l’alternanza fra esempi pratici, se possibile personali, e passaggi di carattere teorico o, se la sessione formativa non è di carattere accademico, veri e propri “pit-stop” in cui fare un passo indietro rispetto all’esperienza concreta e, grazie agli insegnamenti appresi, farne due avanti perché possano essere riportati nel vissuto di ciascun partecipante attraverso idee utili: spunti da mettere in pratica domani, modelli da applicare nel corso tempo e cattive abitudini da dismettere;

– l’organizzazione di un ambiente adeguato sia dal punto di vista materiale (audio, video, presentazioni, …) che dal punto di vista della voce grazie all’applicazione professionale delle tecniche di public speaking e ad una regia che sappia svilppare il climax giusto per favorire l’attenzione;

– lo sviluppo del corso in cui sono essenziali i primi minuti per trasmettere l’idea che si apprenderà, ma si vivrà anche un’occasione sociale piacevole e molto importanti i successivi blocchi che dovranno concentrarsi ciascuno in un singolo messaggio grazie all’alternarsi fra la dimensione didattica e la dimensione emotiva. Gli oratori antichi insegnavano quanto occorresse “movere, delectare, flectere” ovvero creare empatia, offrire momenti di diletto, predisporre al cambiamento;

Lo confesso: quando mi sono occupato per quasi sette anni di un comparatore di prezzo avrei potuto raccontare per ore le tecnicalità dell’indicizzazione delle schede prodotto inviate dai siti e-commerce e forse dare qualche evidenza su ciò che gli Italiani cercavano online, ma vi posso assicurare che non avrei saputo organizzare un corso di formazione dosando gli ingredienti che vi ho detto. Solo studiando e provando ho compreso queste tecniche e provato, giorno dopo giorno, a metterle in pratica e non cè giorno in cui non mi accorga, vedendo gli altri colleghi di The Vortex ed altri professionisti all’opera, quanto debba ancora da imparare e quanto questa sfida sia ben più ardua che la continua necessità di rimanere aggiornati e stare “dentro” al mercato: del resto, ho molte più aziende a che condividono spunti con me oggi di quante ne avessi allora.

L’augurio a tutti è di vivere con interesse e profitto i corsi di formazione di cui avrete bisogno e di parteciparvi non come se foste ad un convegno o ad uno spettacolo, ma come un luogo dove le vostre domande, la vostra disponibilità al confronto e le vostre esperienze saranno tanto importanti per gli altri quanto i contenuti preparati dal formare.

Come fare un video live con Instagram Stories

I contenuti live sono uno dei trend del momento sui social media.
La strada è stata aperta da Periscope, l’app di Twitter dedicata proprio alle dirette video (ora incorporate all’interno del social stesso), per poi essere percorsa da Facebook e, ora, anche da Instagram.

Il fenomeno è decisamente interessante, basti pensare che uno dei video live più visti del 2016, pubblicato da Buzzfeed, ha raggiunto picchi di 800.000 spettatori nell’arco della durata di 45minuti.

Dopo Twitter e Facebook, dunque, è l’ora di Instagram che da qualche giorno ha dato la possibilità ai 150milioni di utenti delle sue Stories di vedere e pubblicare video live.

Ma vediamo come si fa un live direttamente con le Stories di Instagram.

Partendo dalla vostra home di Instagram cliccate su “La mia storia” in alto a sinistra:

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Da qui sarete riportati direttamente alla fotocamera. Scorrendo lo slider di voci in fondo allo schermo, cliccate su “in diretta” ed eccoci qui, il gioco è fatto.

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Buon divertimento!

Le foto ricordo, sono un ricordo

Come il buon principio della piramide rovesciata insegna, partiamo dalla fine: oggi non facciamo più foto per ricordare un momento, le facciamo per mandare un messaggio.

Chi, come il sottoscritto, ha vissuto l’infanzia a cavallo tra gli anni 70/80, ricorderà le meravigliose sere di settembre passate a guardare interminabili diapositive delle vacanze, l’entusiasmo con il quale venivano mostrate e raccontate immagini di faraglioni, castelli di sabbia e costumi inguinali.

Non era come molti pensano oggi una forma di masochismo collettivo, era semplicemente la voglia di condividere momenti significativi della propria vita con la propria comunità, istinto che ha portato all’esplosione delle piattaforme social che stiamo vivendo in questi anni.

Solo che allora, la foto era sacra.

Veniva scattata, custodita, protetta e mostrata con il massimo rispetto perché era l’unico ricordo tangibile di una bella esperienza vissuta, che non sarebbe più tornata.

Rispetto condiviso anche dagli spettatori, che si sarebbero fracassati le palle per due ore ma mai si sarebbero sognati di dire: “Va beh dai magari le vediamo la prossima volta, hai mica il Mercante in Fiera?”

Oggi la maggior parte delle foto che facciamo scompaiono dopo pochi secondi. Sia con i sistemi di messaggistica istantanea sia perché noi le dobbiamo cancellare subito dopo, per non ingolfare un telefono dove 64 giga finiscono al terzo giorno dall’acquisto.

Non lo facciamo però perché siamo diventati degli insensibili senza ricordi. Lo facciamo perché le foto che scattiamo con il telefono non hanno lo scopo di ricordarci quanto siamo stati bene nella gita a Morimondo, servono per dire qualcosa a qualcuno.

Sono spesso selfie, momenti estemporanei, sciocchezze divertenti che usiamo per mandare un messaggio.

Ci facciamo una foto per dire ti penso, per far sorridere, per chiedere che si mangia stasera? Hanno lo stesso valore degli squillini di un tempo quando non si avevano i soldi per la ricaricabile ma si voleva comunque dire “Ti penso”.

Foto che se restassero in giro probabilmente ci rovinerebbero il personal branding senza possibilità di recupero.

Solo su SnapChat vengono condivise quasi 9mila foto al secondo e al 90% hanno le orecchie da cane, gli occhi enormi o vomitano arcobaleni.

E grazie a Dio, spariscono subito.

 

Paolo Guaitani

(Credits Image: Pixabay)

Come trasformare un profilo Instagram personale in una pagina business

Da qualche tempo Instagram dà la possibilità a chi gestisce un brand di avere una pagina Business che si differenzia da un profilo personale soprattutto per alcune funzioni aggiuntive, come la possibilità di creare inserzioni e tenere sotto controllo gli insights.

Se già avete un profilo legato al vostro business, potete trasformarlo in una pagina attraverso pochi semplici passaggi.

Eccoli:
1. Cliccate in alto a destra sul simbolo delle “Impostazioni” e scegliete “Passa a un profilo aziendale”.
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2. Da qui si aprirà una schermata attraverso la quale potrete visualizzare le funzioni che Instagram offre alle pagine aziendali cliccando su “Visualizza funzioni”.

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3. A questo punto potete procedere a collegare la vostra pagina ad un account e, quindi, ad una pagina Facebook, anch’essa legata al vostro brand.

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4. Infine, potrete inserire il numero telefonico, il contatto email e l’indirizzo della vostra azienda, in modo che i vostri clienti possano trovarvi più facilmente anche offline ed entrare in contatto con voi direttamente.

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Il gioco è fatto, ora non vi resta che prendere confidenza con le funzioni aggiuntive, prima tra tutti gli insights, che vi permetteranno di conoscere meglio il vostro pubblico, capire quali sono i contenuti che hanno avuto performance migliori e, di conseguenza, modificare e ottimizzare la vostra strategia su Instagra,

Per saperne di più cliccate qui

WHATSAPP: quando ci si deve dare una regolata

Whatsapp è ormai la piattaforma di messaggistica più usata, anche in Italia dove il 68% degli utenti internet accedono regolarmente alla app (Fonte Audiweb) , seconda, per utilizzo, solo a Facebook.

Un fenomeno che di sicuro ha facilitato la comunicazione tra le persone, velocizzandole e smarcandole da tutta una serie di vincoli pratici legati ai vecchi sistemi di chiamate o messaggistica.

Ma siamo sicuri che ci siano solo aspetti positivi?

Ognuno di noi, ad esempio, avrà fatto la logorante esperienza di essere parte di un gruppo Whatsapp.

Gruppi dei genitori della scuola X, gruppi del calcetto, del poker, del cucito, gruppi di amici, di compagni di scuola, di colleghi e via dicendo, chi più ne ha più ne metta.

Essere iscritti anche solo ad un paio di gruppi del genere ci espone a centinaia di messaggi dal giorno che, perlopiù, spiace dirlo, passano inosservati a causa – o per merito – della famosa opzione “silenzia gruppo”.

Come mai siamo spesso così infastiditi dai gruppi?

I gruppi di Whatsapp sono a volte la brutta copia di conversazioni dal vivo, spesso allargate a persone che malapena si conoscono.

Da questo deriva che ci siano coloro che vogliono mettersi in mostra, spesso non apportando nessun contributo costruttivo, quelli che sembrano non aver ben chiaro lo scopo del gruppo per cui si rivelano spesso “fuori tema”, quelli che chiedono conferma di ogni cosa, quelli dalla condivisione compulsiva etc etc.

Così spesso ci si ritrova vittime di centinaia di messaggi non letti che si finisce per scorrere velocemente senza prestarvi troppa attenzione. Ed ecco che anche le comunicazioni importanti vengono inghiottite dal marasma di messaggini.

Come evitare tutto ciò?

È evidente che manchi un “galateo” dei gruppi Whatsapp condiviso e accettato universalmente, ma spesso basterebbe affidarsi al buon senso e ad alcune semplici regole.

Per esempio:

– non creare gruppi troppo grandi o eterogenei tra loro. Se dovete comunicare con più persone che non si conoscono alle quale inviate spesso messaggi simili utilizzate piuttosto le Liste Broadcast: liste di destinatari a cui inviare lo stesso messaggio ripetutamente.

– aggiungere ai gruppi solo le persone che abbiano dato il loro espresso consenso

– specificare sin dall’inizio – e ad ogni nuovo ingresso – qual è lo scopo del gruppo

– evitare di rispondere a domande a cui altri hanno già dato risposta

– evitare infinite sequele di risposte “sì”, “no”, “grazie” se non strettamente necessarie

– condividere con estrema parsimonia – a meno che non sia quello lo scopo del gruppo – meme, gif, video o immagini scherzose o eccessivamente ironiche

– evitare le conversazioni “a due”. Se volete rispondere solo ad una persona utilizzate la funzione “Risposta” che riporta insieme alla vostra risposta la citazione del messaggio originale, ripescandolo dalla lunga lista di messaggi pervenuti.

– non aspettatevi risposte immediate, anche se si tratta di questioni di lavoro urgenti: Whatsapp non è ancora riconosciuto e visto da tutti come uno strumento professionale, per cui i tempi di reattività potrebbero non essere così veloci. Se dovete risolvere qualcosa di urgente, meglio una chiamata.

– scrivere

una

parola

per

ogni

messaggio,

riversando sugli utenti del gruppo una valanga di notifiche, non è carino. Cercate di essere sintetici e arrivare dritti al punto.

…e tenete silenziate le chat!

 

 

 

Riforma costituzionale. Il coinvolgimento è digitale.

Un mese fa abbiamo messo online sui nostri profili personali un quiz sui contenuti della Riforma costituzionale e, senza ricorrere ad alcun budget o a particolari supporti media, ad oggi vi sono state 90 mila giocate.
I contenuti del quiz ci sono stati forniti da un gruppo di cittadini interessati a promuovere la partecipazione al referendum
e basati su un documento di Carlo Fusaro, professore di diritto costituzionale dell’Università di Firenze.
Come è stato possibile?
È evidente che aver scelto un tema di grande attualità ed averlo affrontato con i toni del gioco e della curiosità del cittadino comune è stata una scelta determinante così come l’evoluzione del traffico ha avuto il classico sviluppo virale con una massa critica che si è creata via via per due settimane e che poi è esplosa anche grazie a siti che hanno condiviso il test e utenti che lo hanno condiviso attraverso i social media e non solo: averlo creato su Google Forms è stato infatti teso a non porre limiti, a raggiungere anche persone non iscritte a Facebook e Twitter e a catturarne l’attenzione attraverso l’estrema semplicità dell’interfaccia.
La strategia promozionale poi ha avuto alcuni aspetti centrali:
– non posizionarlo come un contenuto di parte, ma cercare di renderlo interessante anche ad un elettore indeciso e ci auguriamo davvero di esserci riusciti;
– aver coinvolto fin dall’inizio “influencer” di settore: non grandi nomi, ma persone seguite su Facebook e Twitter per la loro credibilità e continuità;
– aver partecipato a tutte le conversazioni, aver risposto alle domande di metodo ed aver fatto “seeding” del test nei gruppi e con gli hashtag giusti. In questo senso, la funzione “Scopri Gruppi” e la Graph Search di Facebook così come Tweetreach sono stati tools molto utili;
– aver chiesto ad alcuni magazine online come Gli Stati Generali e Leggo.it di riprendere la notizia e darle evidenza.
L’esperienza è stata certamente di successo e chissà che non ci misureremo con altri temi sempre predisponendone una curation successiva grazie al commento dei risultati, alle interviste agli opinion leader e a chi si è sentito parte di questo piccolo grande esperimento di digital PR.
Il lavoro fatto non impedisce però di sorprendersi di fronte ad un risultato del tutto inatteso e, per quanto sia l’ennesima conferma della viralità del digitale, è bello vedere l’interesse che ha scaturito un tema, quello del referendum, a dispetto del disincanto della politica di cui sono permeati i nostri tempi: questa è stata la nostra soddisfazione più grande.

Il Marketing Persuasivo ai tempi di Facebook

Quando si vuole comunicare efficacemente su Facebook, è ancor più necessario trasmettere la componente di fiducia che il brand deve assumere agli occhi del consumatore ed una efficace “call to action” affinché la pubblicità raggiunga il suo obiettivo.

Per approfondire quì: http://bit.ly/2e3ea06

WEB WOMEN WANT: LA FESTA DELLA MAMMA 2016 SUI SOCIAL

Anche per il 2016 The Vortex ha chiesto a Fractals di monitorare i Social Media e offrirci un report su come la ricorrenza della Festa della Mamma sia stata celebrata dagli utenti sulle principali piattaforme. Su Pinterest? Largo ai fiori! Su Instagram? Le mamme si sono scatenate a ritrarre e celebrare i lavoretti dei propri bimbi. E su Facebook? Scopritelo qui: “Festa della Mamma sui Social Media” (il link: http://bit.ly/1TSABko)