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Perchè un Amazon del Made in Italy è un’illusione

Nel corso del mese di maggio, la Francia ha dichiarato di voler realizzare una piattaforma per favorire la prenotazione online per le proprie strutture ricettive così da offrire un’alternativa nazionale a Booking, Airbnb ed Expedia, di nazionalità americana.

L’idea di competere con le grandi OTA (“Online Travel Agency”) così come le iniziative volte a creare un “Amazon del Made in Italy” sono parte di un pensiero che – a livello nazionale e locale – spesso semplifica le complessità che stanno dietro un’attività di commercio elettronico e, nel passato, in molti casi si è tradotto in errori progettuali e spreco di risorse economiche e di lavoro. Basti pensare al portale Italia.it che, ai tempi della New Economy – e quindi in un contesto non ancora maturo come quello attuale – ha sofferto tutte le criticità che vedremo qui di seguito.

 

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Food e digital transformation: l’intervista a Luca Cioffi

Il settore del food è uno dei più coinvolti dalla digital transformation: abbiamo intervistato Luca Cioffi, Direttore commerciale e marketing di Co.Ind, importante azienda italiana di torrefazione, leader nella produzione di caffè a marchio del distributore, per parlare di questo argomento e lui ci ha spiegato quali sfide e opportunità porta con sé l’evoluzione tecnologica in questo settore.

Il settore del food ed in particolare del caffè è oggetto di un processo di digital transformation rilevante con cambiamenti sia dal lato del canale che dal lato del modello di business. Come state guardando alla Rete?

Il settore del food – industria e distribuzione – si sta interrogando da tempo sui cambiamenti che porterà l’evoluzione tecnologica. Per un’azienda come la nostra, fortemente orientata al B2B e specializzata nella fornitura a pochi grandi clienti, pensiamo che questo possa introdurre opportunità interessanti per sviluppare nuovi ambiti di business.

Oggi Amazon rappresenta un ambiente di cui molte realtà del vostro settore si servono per estendere il proprio business. Che esperienza avete avuto finora?

Abbiamo individuato Amazon come un canale prioritario per lo sviluppo del nostro business in ecommerce, soprattutto grazie al fatto che i nostri prodotti non hanno sufficiente notorietà per attrarre clienti su una nostra piattaforma. Abbiamo iniziato a vendere su Amazon da poco più di sei mesi, con una proposta commerciale molto aggressiva e i risultati sono stati sinora interessanti e le prospettive future ancora di più. In particolare, pensiamo che Amazon sia un canale particolarmente interessante per le aziende come la nostra, che hanno un’alta qualità di prodotto e limitati notorietà di prodotto e capacità di accesso ai canali retail tradizionali.

Amazon rende molto semplice la vendita all’estero sia con la propria infrastruttura web che con i propri servizi logistici. Come state affrontando questa opportunità?

Vista la frammentazione degli ordini di Amazon e la focalizzazione della nostra azienda sulla gestione di grandi account, abbiamo scelto da subito di usufruire della piattaforma di marketplace di Amazon e dei loro servizi di logistica.
Il servizio al consumatore si è dimostrato eccellente. Inoltre, Amazon si è dimostrata non solo molto performante dal punto di vista della efficienza e rapidità di consegna, ma tutto sommato anche competitiva in termini di costi rispetto a soluzioni logistiche “tradizionali”.

Coind è un’azienda operante prevalentemente nel settore business-to-business. Come state cambiando la vostra cultura aziendale per prepararvi ad un maggior ruolo del business to consumer?

Sta cambiando molto. Non solo in termini di cultura e di focalizzazione sui processi consumer, ma anche in termini organizzativi. Abbiamo inserito una risorsa dedicata alla gestione dell’ecommerce, perché abbiamo realizzato che le problematiche e l’approccio al mercato sono completamente diversi.

Il mondo delle agenzie che supporta le aziende in cambiamenti come questi è ampio e complesso. Come gestite le risorse esterne e quali difficoltà avete avuto?

Le nostre esigenze stanno progressivamente aumentando, e quindi stiamo anche strutturando in modo diverso le richieste ai fornitori esterni. I nostri partner storici si sono dimostrati non adeguati rispetto alle nuove sfide, sia per quel che riguarda le attività di social marketing sia per quelle più spiccatamente legate alle esigenze di supporto alle attività di ecommerce e siamo appena partiti con dei nuovi fornitori maggiormente specializzati. Il mercato è comunque ancora in una fase di rapida evoluzione, e quindi dovremo periodicamente rivedere in futuro l’adeguatezza delle nostre scelte.

 

Un trend del 2017: le intelligenze artificiali

È ormai chiaro che tra i trend del 2017 ci sarà lo sviluppo e la conseguente discussione sull’intellingenza artificiale e i suoi possibili e svariati impieghi.

Oltre al mega progetto Google DeepMind, ormai resa pubblica attraverso la piattaforma open-source GitHub, anche Apple e Microsoft stanno lavorando allo sviluppo di sempre più efficienti reti neurali, ossia sistemi che riproducono il funzionamento del cervello umano.

Alcuni dei creatori di Siri, il famigerato assistente vocale dell’iPhone, Dag Kittlaus, Adam Cheyer e Chris Brigham, hanno dato vita a Viv Labs, un nuovo assistente personale che sarà caratterizzato da un’intelligenza molto più sofisticata.

Viv è capace di comprendere il linguaggio umano e quindi è possibile interfacciarsi con lui allo stesso modo con cui si comunica con un assistente umano. In sostanza ci si potrà rivolgere direttamente a lui, per esempio, per ordinare una pizza o prenotare un volo, senza accedere ad app o altri sistemi.

Amazon, dal canto suo, sta lavorando su tre fronti con altrettanti progetti: Rekognition, un sistema per la lettura dei contenuti immagini, Polly, un servizio di trasformazione dei testi nel loro equivalente vocale e Lex, una soluzione incentrata sulla comprensione del linguaggio naturale da parte degli elaboratori.

A COSA SERVONO LE IA?

I possibili impieghi delle intelligenze artificiali sono molteplici, e sicuramente ancora non del tutto noti.

L’esempio più semplice e di immediato utilizzo già nel nostro quotidiano è quello dei Chatbot: sistemi di messaggistica computerizzati in grado di interagire con l’uomo come delle persone in carne e ossa.

In futuro, però, queste tecnologie sempre più avanzate saranno in grado di sostituire l’uomo in diversi compiti ripetitivi e prevedibili come l’utilizzo di macchinari o la guida delle auto.

Sostanzialmente le intelligenze artificiali sfruttano algoritmi sempre più complessi per riprodurre i meccanismi del pensiero umano e comprendere il linguaggio naturale dell’uomo in modo da riuscire a fornire risposte sempre più precise.

LE IA RIUSCIRANNO A SOSTITUIRE L’UOMO?

In molti si pongono questo quesito e la risposta è che probabilmente sì, in alcuni compiti i sistemi di intelligenza artificiale potranno sostituire, almeno in parte, l’uomo o comunque supportarlo in modo significativo.

Nonostante alcuni allarmi, sorti da più parti, lo sviluppo delle IA non sembra preoccupare gli utenti. Secondo il rapporto annuale sulle tendenze future di Ericsson ConsumerLab, che ha intervistato un campione di oltre 7 mila utenti ‘avanzati’ di internet, di età compresa tra 15 e 69 anni, di 13 metropoli di tutto il mondo, il 35% degli interpellati vorrebbe un sistema di IA come ‘advisor’ sul posto lavoro e uno su 4 vorrebbe che l’AI fosse suo manager.

Un crescente impiego delle IA sicuramente porterà ad una maggiore automazione, con i rischi che ne conseguono, ma l’ingegno dell’uomo, la sua creatività e la capacità di pensare in modo originale continueranno ad essere indispensabili in molti settori.

Lo sviluppo tecnico porterà ad una sempre maggiore necessità di pensare in modo laterale, “fuori dagli schemi”, per andare incontro alle necessità degli utenti prima ancora che si palesino, offrendo prodotti e servizi innovativi.

ECOMMERCE: la bacchetta magica è davvero efficace?

Secondo il report dell’Osservatorio eCommerce B2C promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Netcomm, il 2016 è stato l’anno più importante per l’ecommerce che ha visto svilupparsi nuovi modelli di business cross canalità e cross device.

Complessivamente, nel mondo, sono circa 1.500milioni i clienti ecommerce. Un mercato che in Italia vale 20miliardi di euro con una crescita del 18% nel 2016 rispetto all’anno precedente.

In questo contesto di rapida espansione, si sta verificando una vera e propria corsa alla semplificazione del processo d’acquisto dell’utente.

Oltre agli ormai famosi Chatbot di Messenger, Facebook ha iniziato a testare con alcuni partner, un nuovo layout delle pagine da mobile con bottoni dalle call to action estremamente dirette: Start Order; Book Now; Buy Tickets; Get Showtimes.

Cliccandoci semplicemente sopra si potrà provvedere ad ordinare del cibo a domicilio, prenotare servizi, comprare biglietti.

La stessa company di Menlo Park ha lanciato un nuovo servizio collegato all’ecommerce tramite Instagram: un primo gruppo-test di 20 aziende potrà utilizzare una funzione di tag dei prodotti ritratti nelle foto su cui l’utente potrà cliccare due volte ed essere direttamente reindirizzato al sito del venditore.

La nuova tendenza dell’ecommerce, quindi, è comprare quella di ridurre al minimo i clic che conducono l’utente all’acquisto.

La novità più disruptive su questo tema è, però, quella dei Dash Button di Amazon, recentemente arrivati in Italia.

Un semplice bottone con calamita adesiva, con ben impresso il logo del marchio del prodotto in questione, da attaccare in giro per la casa per poter comprare un prodotto con un clic.

Questi device, configurabili attraverso un dispositivo mobile, si collegano alle rete wifi della casa e ogni volta che si premerà il bottone invieranno una notifica di conferma allo smartphone approvata la quale si riceverà direttamente il prodotto a casa.

Un sistema veloce ed efficace per riempire la propria dispensa, ma forse non altrettanto conveniente per Amazon, che riceverà numerosi ordini monoprodotto, con conseguenti costi di trasporto e consegna non proprio convenienti per l’azienda.

Con un meccanismo di ordine e acquisto di questo tipo, inoltre, si perderà la peculiarità dell’esperienza d’uso del markeplace di Amazon, caratterizzato proprio dalla possibilità di navigare facilmente tra varie categorie e trovare prodotti correlati tra loro. Un carrello pieno di prodotti di cui magari non si conosceva neanche l’esistenza fino a qualche minuto prima, è sicuramente una delle maggiori soddisfazioni di un cliente Amazon.

Il Dash Button, invece, sarà davvero la bacchetta magica giusta?

Amazon lancia Vine

Per Amazon il parere degli utenti è da sempre molto importante. Una caratteristica della piattaforma è quella di permettere ai clienti di recensire i prodotti acquistati, direttamente sotto la scheda prodotto corrispondente. E’ possibile anche esprimere una valutazione attribuendo da uno a cinque stelline. Secondo i dati Nielsen, il 66% dei clienti si fida delle recensioni degli altri utenti e indirizza in base a questi i propri acquisti.

Con il lancio di Vine, Amazon premierà i clienti più fedeli che hanno saputo offrire negli anni le migliori recensioni, le più utili agli altri.  Questi utenti selezionati potranno provare gratuitamente i prodotti di cui sono appassionati e, se lo vorranno, pubblicare la loro recensione. Si tratterà di prodotti non ancora distribuiti sul mercato oppure appena usciti.

Per approfondire, leggi qui: http://bit.ly/1TTXqEz