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  • Google Adsense  (gratuito),  per generare entrate pubblicando annunci sul tuo sito web
  • Google Ads: (gratuito), per trovare le parole chiave giuste e mostrare il tuo annuncio pubblicitario ai clienti giusti
  • Google Trend (gratuito),  per scoprire quali ricerche si fanno nel mondo
  • Google Analytics (gratuito),  in un unico posto tutti gli strumenti di cui hai bisogno per analizzare i dati della tua attività


  • Google Alerts: (gratuito), per impostare l’invio di alert in caso di menzione di termini da definire su siti web ed ambienti aperti all’indicizzazione da parte di Google (es. forum, blog, testate editoriali)
  • Social Mention: (gratuito), per impostare l’invio di alert in caso di menzione di termini da definire sulle piattaforme social.
  • Brand Mentions:(a pagamento) per il monitoring delle conversazioni sui social media per termini da definire.
  • Social Studio: (a pagamento), suite di Salesforce per il social media listening.
  • Answer the Public: (gratuito e a pagamento) per controllare cosa le persone cercano sui motori di ricerca


  • Instagram Insights: per analizzare i rendimenti di post e Stories del proprio profilo Instagram business.
  • Display Purposes: per cercare hashtag.
  • Linktr: per creare landing page dalla link in bio ed inserire link a molteplici destinazioni.
  • Ninjalitics: per analizzare i profili Instagram di terze parti.
  • IGAudit:  per analizzare i profili Instagram di terze parti.
  • Proiconsquare: (a pagamento) per analizzare i profili Instagram di terze parti.
  • Sprout Social: (a pagamento) per analizzare i profili Instagram di terze parti.
  • Postpickr:(a pagamento) per programmare post su Instagram.
  • Socialblade: per analizzare i profili Instagram di terze parti. Valido anche per canali Youtube.
  • Instagram Business: database di case studies Instagram.


  • Facebook Audience Insights: per analizzare il dimensionamento, le caratteristiche demografiche e le Pagine più seguite da un target.
  • Facebook Insights per analizzare il rendimento di una Pagina e dei suoi contenuti.
  • Facebook Business Manager:per analizzare i rendimenti delle campagne pubblicitarie su Facebook ed Instagram.
  • Post Pickr: (a pagamento) per programmare post su Facebook.
  • Fanpage Karma: per analizzare le Pagine Facebook altrui.
  • Hootsuite: utile per programmare post sui social media.
  • Creator Studio: per programmare post su Facebook ed Instagram.
  • Facebook Business Success: per analizzare case histories pubblicitarie su Facebook.
  • Facebook Ads Library: per osservare le inserzioni pubblicitarie attive su Facebook ed Instagram.
  • Social Bakers: database di statistiche sui migliori profili social per Paese e per settore.


  • Linkedin SSI: per analizzare il proprio profilo LinkedIn.
  • Snappr: per analizzare la propria foto LinkedIn.
  • Post Pickr: (a pagamento) per programmare post su LinkedIn.
  • Linkedin Insight Tag: per analizzare il traffico di un sito con le demografiche di LinkedIn.


  • Tweetreach:  per analizzare la  portata di un hashtag.
  • Followerwonk: analisi di profili Twitter, utile per comparare la sovrapposizione dei loro follower.
  • Tweetbinder: per analizzare profili Twitter.
  • Foller: analisi di profili Twitter.
  • Post Pickr: (a pagamento) per programmare post su Twitter.


  • Tubics: per analizzare un canale Youtube.
  • Vaizle: per comparare due canali Youtube.
  • Rapidtags: per individuare tag da usare nei video.
  • Keywordtool: per individuare keyword da usare nei titoli dei video.
  • Lumen5: per creare video a partire da contenuti online.



5 Consigli utili per scrivere buoni contenuti

Il contenuto è importante, è il Re, come si diceva ormai qualche anno fa. I buoni contenuti raccontano storie, emozionano, coinvolgono, conquistano l’attenzione e la fiducia delle persone, le fanno sognare.
Che siano social, blog, spot o campagne stampa, i buoni contenuti si riconoscono a un primo sguardo, a una prima lettura, a un primo incontro.

Uno strumento vincente, dunque, per la strategia di marketing di qualsiasi brand.

Ma come si fa a produrre contenuti di qualità?

Guardandoci bene dal dare guide che abbiano la pretesa di essere in qualche modo esaustive, ci limitiamo a fornire qualche spunto su cui riflettere prima di mettersi alla tastiera.

  1. Non iniziate a scrivere contenuti senza prima aver ben chiaro il concetto da esprimere o la storia da raccontare. A volte si è presi da una sorta di ispirazione momentanea e improvvisa: meglio lasciarla decantare, magari appuntarsi qualche spunto e poi mettersi al lavoro per costruire qualcosa di più solido.
  2. Non partite dal mezzo, dalla piattaforma su cui volete pubblicare, ma dai concetti e dalle storie. Immaginate un racconto e poi cercate di capire quale potrebbe essere il modo e il mezzo migliore per veicolarlo oppure come potrebbe vivere su mezzi diversi. Vedrete che vi verranno spunti molto più creativi.
  3. Non scrivete per voi, o per il brand, ma per il vostro pubblico, per coloro che vi immaginate vi ascolteranno. Cercate di capire cosa interesserebbe a loro, cosa li coinvolgerebbe, li emozionerebbe e li spingerebbe ad appassionarsi al brand.
  4. Siate chiari e non date mai nulla per scontato: non tutti hanno i vostri stessi riferimenti culturali o riescono a seguire i vostri ragionamenti se non li esplicitate a dovere. Siate, quindi, più lineari possibili. I vostri contenuti devono essere piacevoli e scorrevoli.
  5. Sembra il consiglio più banale ma…rileggete! Una volta finito di scrivere lasciate lì quel contenuto per un po’, fatelo riposare anche nella vostra mente e poi riprendetelo in mano e leggetelo come se non lo aveste scritto voi. È una cosa molto difficile, ma anche molto utile per capire se davvero siete riusciti a veicolare il messaggio che volevate come lo volevate.

Scrivere è un duro lavoro…ma può essere anche molto piacevole. Con queste piccole accortezze lo sarà ancora di più.

La vicenda di YouTube ci insegna l’importanza della cura dei contenuti

Havas UK è stata la prima agenzia a ritirare i video ads dei suoi clienti da YouTube dopo aver rilevato che erano stati associati a contenuti video offensivi.

A seguire molti altri inserzionisti hanno preso la stessa decisione, compresi Tesco, Marks and Spencer e The Guardian negli Stati Uniti. Una perdita che ammonta a circa 22,7 miliardi di dollari in Borsa.

Un danno non indifferente per Google che ha deciso di incrementare i controlli sui video pubblicati sulla sua piattaforma sia migliorando le intelligenze artificiali che li filtrano, sia inserendo personale più qualificato che si occupi della supervisione dei contenuti.

Cosa ci insegna questa vicenda?

Innanzitutto una cosa che sembra banale che in realtà è estremamente interessante: la cura del contenuto è la cosa più importante.

YouTube non è altro che una piattaforma che ospita video creati da altri, ma nonostante questo, la mancanza di controllo su quei contenuti gli è costata cara.

Questo è indice del fatto che mantenere un determinato livello qualitativo è indispensabile anche se il proprio business non è – direttamente – la produzione di contenuti.

A maggior ragione, se vi occupate di creare contenuti, tenete presente che il pubblico è sempre più attento, esigente e in grado di selezionare e scegliere cosa guardare o leggere.

Proprio per questo non basta erogare dei contenuti per poterli monetizzare: gli investimenti media non tengono più conto solo del numero di visualizzazioni, ma anche del tipo di target a cui si rivolgono e della qualità dei contenuti stessi.

“Content is the king” è una vecchia massima ma sempre vera. Curatevi dei contenuti, dategli valore prima ancora di monetizzarli.

L’inbound marketing e l’importanza del contenuto

Inbound marketing definisce tutte quelle attività di marketing che hanno come scopo quello di essere trovati da potenziali clienti (outside-in)

L’IM si definisce in contrasto con la modalità tradizionale, detta anche outbound marketing (inside-out) che è imperniata su un messaggio direzionato unicamente verso il cliente.

Tecnicamente l’inbound marketing non è necessariamente legato al mondo del digital, ma nella pratica il web è naturalmente la piattaforma in cui gli strumenti di inbound marketing si sviluppano maggiormente.

SEO, SEM, content marketing, social media sono tutte attività che puntano ad attirare potenziali clienti o, comunque, persone che facciano parte del target di interesse.

Le quattro fasi dell’inbound marketing sono: attract, convert, close e delight. Per cui si va dall’attrarre i clienti al fidelizzarli trasformandoli da “estranei al brand” a veri e propri brand ambassador.

L’elemento essenziale dell’inbound marketing, quello capace di generare l’interesse degli utenti a prescindere dalla piattaforma, è il contenuto. Un buon contenuto, che sia video, immagine, testo o una combinazione delle tre, è la chiave per coinvolgere le persone, a prescindere dalla piattaforma utilizzata per diffonderlo.

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  • Keywordtool: per individuare keyword da usare nei titoli dei video.
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