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Ha ancora senso sponsorizzare un post?

Molti confondono la sponsorizzazione di un post su Facebook e, più in generale, sui social media, con la pubblicità tout court al punto che, quando immaginano di dare maggiore visibilità alla propria presenza su tali piattaforme, ricorrono automaticamente a questa soluzione commettendo, a mio avviso, un errore.

La sponsorizzazione di un post è una delle opzioni possibile ed è consigliabile quando:

Scopri di più …  https://bit.ly/30EXm8f

Toolkit

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  • Google Adsense  (gratuito),  per generare entrate pubblicando annunci sul tuo sito web
  • Google Ads: (gratuito), per trovare le parole chiave giuste e mostrare il tuo annuncio pubblicitario ai clienti giusti
  • Google Trend (gratuito),  per scoprire quali ricerche si fanno nel mondo
  • Google Analytics (gratuito),  in un unico posto tutti gli strumenti di cui hai bisogno per analizzare i dati della tua attività


  • Google Alerts: (gratuito), per impostare l’invio di alert in caso di menzione di termini da definire su siti web ed ambienti aperti all’indicizzazione da parte di Google (es. forum, blog, testate editoriali)
  • Social Mention: (gratuito), per impostare l’invio di alert in caso di menzione di termini da definire sulle piattaforme social.
  • Brand Mentions:(a pagamento) per il monitoring delle conversazioni sui social media per termini da definire.
  • Social Studio: (a pagamento), suite di Salesforce per il social media listening.
  • Answer the Public: (gratuito e a pagamento) per controllare cosa le persone cercano sui motori di ricerca


  • Instagram Insights: per analizzare i rendimenti di post e Stories del proprio profilo Instagram business.
  • Display Purposes: per cercare hashtag.
  • Linktr: per creare landing page dalla link in bio ed inserire link a molteplici destinazioni.
  • Ninjalitics: per analizzare i profili Instagram di terze parti.
  • IGAudit:  per analizzare i profili Instagram di terze parti.
  • Proiconsquare: (a pagamento) per analizzare i profili Instagram di terze parti.
  • Sprout Social: (a pagamento) per analizzare i profili Instagram di terze parti.
  • Postpickr:(a pagamento) per programmare post su Instagram.
  • Socialblade: per analizzare i profili Instagram di terze parti. Valido anche per canali Youtube.
  • Instagram Business: database di case studies Instagram.


  • Facebook Audience Insights: per analizzare il dimensionamento, le caratteristiche demografiche e le Pagine più seguite da un target.
  • Facebook Insights per analizzare il rendimento di una Pagina e dei suoi contenuti.
  • Facebook Business Manager:per analizzare i rendimenti delle campagne pubblicitarie su Facebook ed Instagram.
  • Post Pickr: (a pagamento) per programmare post su Facebook.
  • Fanpage Karma: per analizzare le Pagine Facebook altrui.
  • Hootsuite: utile per programmare post sui social media.
  • Creator Studio: per programmare post su Facebook ed Instagram.
  • Facebook Business Success: per analizzare case histories pubblicitarie su Facebook.
  • Facebook Ads Library: per osservare le inserzioni pubblicitarie attive su Facebook ed Instagram.
  • Social Bakers: database di statistiche sui migliori profili social per Paese e per settore.


  • Linkedin SSI: per analizzare il proprio profilo LinkedIn.
  • Snappr: per analizzare la propria foto LinkedIn.
  • Post Pickr: (a pagamento) per programmare post su LinkedIn.
  • Linkedin Insight Tag: per analizzare il traffico di un sito con le demografiche di LinkedIn.


  • Tweetreach:  per analizzare la  portata di un hashtag.
  • Followerwonk: analisi di profili Twitter, utile per comparare la sovrapposizione dei loro follower.
  • Tweetbinder: per analizzare profili Twitter.
  • Foller: analisi di profili Twitter.
  • Post Pickr: (a pagamento) per programmare post su Twitter.


  • Tubics: per analizzare un canale Youtube.
  • Vaizle: per comparare due canali Youtube.
  • Rapidtags: per individuare tag da usare nei video.
  • Keywordtool: per individuare keyword da usare nei titoli dei video.
  • Lumen5: per creare video a partire da contenuti online.



Social video: qualità, quantità o… vortice?

Uno dei nostri ormai celebri meme sottolinea la differenza tra come viene fruito lo stesso video su Facebook e su YouTube.

E’ ovviamente una semplificazione per spiegare l’atteggiamento diverso degli utenti dei due social. Non è che una scelta sia migliore dell’altra, anzi è probabile che in una strategia strutturata, siano necessarie tutte e due. Le persone stanno su diversi social media, in momenti diversi della loro giornata, con differenti motivazioni. Un brand ha bisogno sia di qualità che di quantità.

Ci sono segnali visivi (colori, forme, loghi) che non hanno bisogno di particolare attenzione, ma che finiscono per diventare una sorta di filo conduttore del viaggio quotidiano tra i media di ognuno di noi. In una frazione di secondo, all’inizio di un video su Facebook, su un poster stradale, dietro la porta di una partita di calcio, riceviamo in modo quasi subliminale il messaggio che quel brand c’è, esiste, ha qualcosa da dirci. Fa parte del nostro paesaggio mentale.

Poi ci sono gli “spot”, brevi video pubblicitari di solito posizionati prima del video che vogliamo vedere. Sono molto simili agli spot tv, siamo obbligati a vederli, e che lo vogliamo o meno, assorbiamo le sintetiche informazioni che ci comunicano. Il fatto che siano visioni forzate non è di per sé negativo: abbiamo vissuto decenni in cui questa cosa funzionava, e funziona ancora oggi. La credibilità è bassissima ma dall’altra parte c’è il massimo del controllo: ho la sicurezza che mi vedrai, di quante volte lo farai, e che i miei soldi garantiscono che il mio messaggio arrivi fino in fondo.

E poi ci sono le operazioni più complesse, in cui creo dei video il cui contenuto è interessante per un target, lo diverte, lo emoziona o lo informa. All’audience che desidero raggiungere e portare a bordo dò insomma qualcosa in cambio. È un obiettivo altamente qualitativo, non facile da raggiungere, ma che dà grandi risultati in termini di sintonia col brand. Per ottenere qualità bisogna offrire qualità: chiarezza di obiettivi, ascolto, lavoro e investimenti. Un ottimo, recente esempio è la partnership tra Il Milanese Imbruttito e McDonalds. L’alleanza con un produttore di contenuti che un certo target ama, proietta sul brand un alone positivo, se c’è una base comune di valori/emozioni condivisi.

Una strategia video social completa dovrebbe lavorare su tutte e tre questi piani, in modo coerente e sinergico. È quello che noi chiamiamo “il vortice” digitale. Nell’insieme liquido del media journey, non basta diffondere un messaggio ovunque, occorre creare un strategia che “risucchi” l’attenzione del nostro target verso di noi.

FACEBOOK: IN TEST UN NUOVO PULSANTE “INFORMAZIONI” CONTRO LE FAKE NEWS

Articolo tratto da HD Blog – 06 ottobre 2017

 

La lotta contro le bufale del web o fake news è stato un argomento particolarmente importante per Facebook nel corso degli ultimi mesi. A conferma di ciò, nelle ultime ore la stessa azienda di Mark Zuckerberg ha annunciato l’avvio di un nuovo test che fornisce agli utenti degli strumenti aggiuntivi per identificare velocemente una notizia falsa.

Questa nuova funzionalità – spiegano gli stessi sviluppatori – porterà un nuovo pulsante “i” (il classico pulsante informazioni) dove tutti gli utenti potranno trovare maggiori dettagli in merito alla pagina che ha condiviso una notizia. Saranno disponibili, ad esempio, alcune informazioni tratte da Wikipedia, articoli correlati sull’argomento da altre fonti o addirittura la possibilità di seguire direttamente la pagina dell’editore.

 

Grazie a questa nuova funzionalità, dunque, gli utenti potranno acquisire una maggiore consapevolezza sulle storie da leggere, condividere e di cui fidarsi. Tale test verrà esteso a più utenti nel corso delle prossime settimane. Non è dato sapere, però, se la funzionalità verrà estesa da subito anche al di fuori degli Stati Uniti.

 

Articolo completo: https://mobile.hdblog.it/2017/10/06/Facebook-test-pulsante-informazioni-fake-news/

 

Tre cose da sapere prima di aprire una pagina Facebook

Sono sempre di più i brand che decidono di utilizzare Facebook per comunicare con i propri clienti o potenziali tali.

Il social network di Mark Zuckerberg è uno strumento essenziale e molto performante per raggiungere diversi obiettivi che vanno dalla brand awareness al lancio di nuovi prodotti.

A volte capita, però, di arrivare su Facebook un po’ impreparati, con una vaga idea di cosa comunicare e come farlo e con molti dubbi.

Ecco, quindi, che è utile conoscere alcune semplici “regole d’oro” prima di sbarcare su Facebook.

  • La cura della grafica e delle informazioni sulla pagina è fondamentale: così come prima di aprire un negozio occorre arredarlo e curare le dotazioni nei minimi dettagli, allo stesso modo prima di iniziare a pubblicare contenuti sulla propria pagina Facebook è essenziale costruire al meglio l’immagine della pagina. È essenziale che i formati delle immagini di profilo e di copertina siano adeguati. Il logo deve essere ben in vista, la pagina deve avere il nome del brand, l’immagine di copertina deve essere in linea con lo stile grafico dell’intera comunicazione dell’azienda.
    Non dimenticate, inoltre, di compilare attentamente la scheda delle informazioni: non necessariamente dovete riempire tutti i campi, ma chiedetevi sempre quali sono le informazioni che i vostri clienti cercano su di voi e quali quelle che renderanno più facile raggiungervi online o nel punto vendita.
    Ricordatevi, infine, di impostare correttamente il bottone sotto all’immagine di copertina in modo da inserire la call to action più efficace.
  • Verificate la pagina: aggiudicarsi il bollino con la spunta azzurro (in caso di brand o personaggi pubblici) o grigio (in caso di società e negozi) vi permetterà di essere immediatamente riconoscibili come voce ufficiale e, quindi, di guadagnare la fiducia dei clienti che vi conoscono già e non far sorgere dubbi o confusioni.
    Ottenere la spunta è semplice: basta aprire la tab delle “Impostazioni” e cliccare su “Verifica della pagina”. Facebook vi richiederà dei documenti che attestino che siete davvero i rappresentati ufficiali del brand o della società e, una volta ricevuti, vi concederà l’ambita spunta
  • Impostate una corretta strategia di community management. I vostri utenti non sono nemici che stanno in agguato pronti ad attaccarvi e ricoprirvi di critiche appena se ne presenta l’occasione, ma sono una comunità con cui parlare e che vi darà una grande quantità di informazioni e feedback utili. Una lamentela deve essere ascoltata, presa in considerazione e recuperata, se possibile, cento lamentele sono una piccola survey di mercato che vi consentirà di capire quali sono i punti deboli e i punti di forza del vostro brand e dei vostri prodotti.

Questi sono solo i primi passi, ma si sa che “chi ben comincia è a metà dell’opera”.

Come sfruttare i social per trovare contatti professionali: l’R-commerce

Il vero business online per un professionista che voglia cavalcare al meglio i social media è l’R-commerce, dove “R” sta per relazione, ma anche reputazione, recensioni e riacquisto.

I social media sono un ottimo strumento per fare lead generation.

Su Facebook, per esempio, ciascun professionista può liberamente scegliere oggi se aprire una pagina, o utilizzare al meglio il proprio pro lo personale per accreditarsi sul mercato attraverso iniziative di content marketing:

Andrea Boscaro ci spiega la Lead Generation: far FRUTTARE i contatti sui social

Cross-posting: come e perché utilizzarlo

Il cross-posting permette di pubblicare lo stesso video in più post su diverse pagine Facebook senza che il video stesso debba essere caricato nuovamente o condiviso.

Il cross-posting di un video già caricato si può fare sulla stessa pagina o su più pagine utilizzando Business Manager.

Per poter fare cross-posting con un’altra pagina è sufficiente andare nel menù “Impostazioni” e cliccare su “Cross –posting” nella colonna a sinistra:

cross-posting

 

Nella schermata che compare si dovrà poi aggiungere l’url precisa della pagina interessata.

cross-posting due

Fatto ciò entrambe le pagine avranno l’autorizzazione di utilizzare video specifici contrassegnati dalla dicitura “Video per cui puoi effettuare il cross-posting” nell’altra pagina della stessa tab.

La caratteristica del cross-posting è quella di dare la possibilità di verificare il numero effettivo di visualizzazioni totali del video per tutti i post in cui è stato pubblicato.

In questo senso il cross-posting può essere una tecnica utile per capire come gli utenti reagiscono ad un contenuto video, indipendentemente dalle pagine in cui viene pubblicato.

È anche molto utile nel caso si abbiano diverse pagine collegate allo stesso brand, personaggio o iniziativa sui cui veicolare lo stesso contenuto video in modo che raggiunga tutte le persone potenzialmente interessate.

Ad esempio nelle iniziative di co-marketing fare cross-posting di un video può essere un buon modo per mostrarlo agli utenti di entrambi i brand.

È sconsigliabile, però, utilizzare questa pratica solo come scorciatoia o per “spammare” un video su più pagine possibile. Gli utenti dei social, infatti, amano i contenuti originali, i brand che parlano direttamente a ciascuno di loro e si infastidiscono quando si sentono bombardati da messaggi ripetuti e ripetitivi.

Quindi, ancora una volta, come tutte le tecniche di pubblicazione, anche il cross-posting deve essere utilizzato in maniera intelligente e solo per raggiungere scopi specifici.

 

 

 

Branded content: cosa sono e perché sono importanti (non solo su Facebook)

In questi giorni Facebook ha annunciato di aver aperto a tutte le pagine la possibilità di creare Branded Content che prevedano sponsorizzazioni o altri tipi di accordi tra la pagina stessa e un brand.

I branded content potranno essere di qualsiasi tipo, immagini, foto, video, caroselli e slideshow. Il creatore del contenuto dovrà semplicemente taggare il brand coinvolto nella comunicazione che, a sua volta, potrà accedere ai dati di insight avanzati di quel post.

Le persone vedranno nel loro newsfeed semplicemente il contenuto con l’indicazione “sponsorizzato”.

Ma cosa sono i branded content in generale?

Un branded content è un contenuto originale creato su misura per il brand, sulla base dei suoi valori e del suo stile di comunicazione. Come ogni tipo di comunicazione può avere differenti finalità: informare, divertire, creare engagement.

Il branded content può assumere qualsiasi forma, dal video, all’infografica fino alla webserie.

Perché i branded content sono così importanti?

Nell’ottica di un marketing sempre più orientato all’importanza del contenuto, il branded content risponde all’esigenza delle aziende di creare contenuti di alto valore per il loro pubblico.

Contenuti che raccontano storie che assumono valore al di là del brand, che intrattengono il pubblico, lo emozionano e lo coinvolgono. A dimostrazione che, ancora una volta, non si vende vendendo.

 

Contro le bufale serve la fiducia del pubblico

Tramite i social media ci arrivano ogni giorno migliaia di informazioni: post dei nostri amici, contenuti di brand, articoli e notizie da varie testate di diverso genere.

Se tempo fa il problema era avere accesso alle informazioni – pensiamo a quando, per esempio, si doveva ricorrere per forza alla lettura dei quotidiani cartacei – oggi ciò che ci mette in difficoltà è il filtrarle, scremando quelle vere, interessanti e credibili da quelle che non lo sono.

Dopo la mobilitazione di diverse iniziative più o meno private e più o meno legate a testate giornalistiche, da qualche tempo anche Facebook ha annunciato la sua lotta senza quartiere alle cosiddette bufale, diventate ormai la materializzazione di tutto ciò che di cattivo e insidioso può nascondere internet.

Zuckerberg ha annunciato: “Siamo qualcosa di più di un semplice distributore di notizie. Siamo un nuovo tipo di piattaforma per il discorso pubblico”, evidentemente allarmato da una ricerca del Pew Research Center secondo cui il 23% degli intervistati negli Stati Uniti ha ammesso di aver condiviso notizie false e mentre il 16% di loro ha dichiarato di aver scoperto solo dopo che non fossero vere, ben il 24% lo ha fatto in coscienza, o per veicolare una certa posizione politica, oppure al contrario, per informare che si trattasse di una bufala.

A questo punto Facebook ha sferrato l’attacco inserendo tra le varie opzioni di segnalazione disponibile per i post anche quella dedicata alle bufale: gli utenti potranno segnalare una notizia falsa e il post a quel punto sarà inviato per la verifica al International Fact-Checking Network (IFCN) di Poynter.

Dopo il lancio dell’iniziativa negli Usa, lo stesso strumento di segnalazione sta arrivando in Europa, a partire dalla Francia.

Ma perché tutta questa paura delle bufale?

Perché attraverso i social passa sempre di più la costruzione delle opinioni di una massa critica di persone che agiscono e si muovono all’interno dello spazio sociale.

Una notizia falsa può aumentare o distruggere il consenso verso un leader o una parte politica, può cambiare la valutazione di diversi fatti, può, cosa forse meno grave a livello sociale, ma da tenere in considerazione per chi usa i social media per il proprio business, cambiare l’opinione e la considerazione che le persone hanno di un brand o un prodotto.

Come possono i brand mettersi al riparo dalle bufale?

La cattiva notizia è che non si può evitare che il proprio brand venga preso di mira da notizie o informazioni false fatte girare sui social media, la buona notizia è che ci si può conquistare la fiducia dei propri clienti o potenziali tali anche su web.

Farlo è, relativamente, semplice, occorre, come in tutti i rapporti che richiedano fiducia, dialogare con gli utenti, non considerarle semplici ricettori di messaggi, ma persone con cui instaurare un rapporto.

Se saprete raccontare il brand ai clienti senza mentire, cioè essendo molto onesti e, per esempio, scusandovi quando un prodotto o un servizio non hanno mantenuto la promessa e rimediando qualora ci fossero stati dei disservizi, le persone apprezzeranno la vostra apertura e sapranno che di voi possono fidarsi.

Nel trasmettere i messaggi che reputate utili alla costruzione della vostra brand awareness occorre tenere presente che state parlando ad un pubblico che vuole sapere chi siete, quali sono i vostri valori di marca, che tradizione avete alle spalle, chi sono le persone che lavorano per quel brand.

Mostrate il vostro lato umano, dialogate con le persone e nessuna bufala vi farà più paura, perché avrete dalla vostra parte la fiducia dei vostri clienti.

#Sfidaaccettata: e in poco tempo Facebook diventa in bianco e nero

Vi sarete accorti che da qualche giorno a questa parte le vostre bacheche si stanno popolando di foto dei vostri amici da piccoli o, almeno, da giovani con l’hashtag #SfidaAccettata.

L’ennesima “stranezza” del social network?

Anche, ma in origine è nata come una campagna con uno scopo ben più alto che quello di mostrare i propri ricordi: promuovere la prevenzione del tumore.

In sostanza la campagna funziona così: si pubblica una vecchia foto e si attende che arrivino i like degli amici. Ad ognuna delle persone che ha messo “Mi Piace” si invia poi questo messaggio:”Poiché hai messo “Mi piace” alla mia foto, ora devi postarne tu una, scrivendo “Sfida accettata”. Riempiamo Facebook di immagini in bianco e nero per mostrare il nostro supporto alla battaglia contro il cancro. Quando i tuoi amici metteranno un like al tuo post, invia loro questo messaggio”.

A cascata, gli altri utenti faranno altrettanto.

Un meccanismo semplice e assai noto già dall’Ice Bucket Challenge in avanti.

Ma cosa spinge le persone ad aderire a queste mobilitazioni?

Sicuramente il tema è fondamentale: la prevenzione dei tumori è un argomento che ci tocca tutti molto da vicino. Si tratta del male del secolo contro cui ci sentiamo piuttosto impotenti per cui poter fare qualcosa, anche solo postando una foto, ci fa sentire in qualche modo sollevati.

Tuttavia, in questo tipo di iniziative conta molto anche il “metterci la faccia” che si traduce in un mettersi in mostra in modo costruttivo. Come era stata l’Ice Buckett Challenge anche questa sfida ci chiama a giocare in prima persona, ad esporre una parte di noi e ad unirci ad una sorta di movimento universale che coinvolge tutte le persone che ci sono vicine e dal quale non vogliamo restare esclusi.

Ecco, il sentirsi parte di una sorta di “esercito dei buoni” è molto gratificante e questo tipo di gratificazione è decisamente amplificata nell’epoca dei social in cui non solo si compie un’azione positiva, ma si può mostrare a tutti che la si è fatta.

E poi, diciamocelo, mostrare dei ricordi ci fa felici.

 

Luisa Casanova Stua

La Unique Selling Proposition applicata al personal branding

La Unique Selling Proposition è un concetto pubblicitario inventato negli anno Quaranta che sembra, ormai, un po’ vecchio e superato.

Si tratta della tecnica secondo cui per pubblicizzare un prodotto rendendolo appetibile per il pubblico occorre prima di tutto individuare e poi comunicare in modo forte e convincente il suo “unico argomento di vendita”, cioè una caratteristica che sia solo sua, che lo renda forte e che lo contraddistingua rispetto alla concorrenza.

Ovviamente è implicito che questo fattore debba convincere quante più persone possibili ad acquistare quel determinato prodotto anziché un altro.

Come dicevamo, questo concetto in pubblicità è un po’ superato: negli anni se ne sono aggiunti altri, forse più efficaci o semplicemente diversi.

Tuttavia è un concetto importante da riprendere nel campo del personal branding.

Quando costruite la vostra immagine online, che siate dei liberi professionisti in cerca di clienti oppure siate in cerca di lavoro, vi state “vendendo” nel senso più positivo possibile del termine.

State di fatto mostrando il lato migliore di voi – si spera – affinché qualcuno vi noti e vi scelga in mezzo a tanti altri.

Dunque, sul vostro sito web, sulla vostra pagina Facebook o sul vostro profilo LinkedIn, state facendo una sorta di campagna pubblicitaria di voi stessi, cercando di convincere i vostri potenziali acquirenti.

Per questo il consiglio è quello di farvi la fatidica domanda: perché dovrebbero scegliere me?

In altre parole, cercate la vostra Unique Selling Proposition.

Può essere qualcosa che sapete fare meglio degli altri, uno stile che vi contraddistingue nel vostro modo di condurre gli affari, un tratto del vostro carattere che vi rende particolarmente apprezzabili dal punto di vista professionale o anche una passione che dice molto di voi e del vostro modo di essere.

La tendenza che si ha frequentando il web è spesso quella di uniformarsi. Non fatelo, siate originali, siate voi stessi, trovate la particolarità che vi rende unici e avrete molte più possibilità di farvi notare.

Luisa Casanova Stua

Facebook Audience Insights, uno strumento da usare sempre. Ecco perchè.

I social media manager si concentrano spesso su Facebook Insights, l’interfaccia che consente di osservare l’andamento della Pagina e le sue principali metriche, i liker, la reach oltre al rendimento dei singoli post e dei singoli video caricati. Utile, a questo proposito, effettuare l’export in excel di tali statistiche così da avere anche la frequenza con cui gli utenti sono stati esposti ai messaggi, un aspetto rilevante soprattutto quando i post e i video sono oggetto di una attività pubblicitaria.

Facebook Audience Insights è invece uno strumento differente e consente di avere tantissime informazioni sul nostro target: si tratta di un tool raggiungibile da questo link  o integrato fra le funzionalità di Business Manager e consente di monitorare alcuni comportamenti dei liker di una Pagina, la loro composizione demografica, la loro situazione lavorativa, il loro status sentimentale e la collocazione geografica che li riguarda, ma, ancor più le altre Pagine che seguono su Facebook.

Usare Audience Insights non in combinazione con una Pagina, ma per analizzare un particolare target su Facebook è poi utile per:

– vedere l’ampiezza di tale target (impostato per età, ubicazione geografica, sesso e interessi) in termini di utenti attivi mensili sul social network;
– comprenderne le caratteristiche personali;
– osservare le altre Pagine seguiti con i rispettivi indici di concentrazione.
Facebook Audience Insights è dunque un potentissimo strumento per tutti coloro che sul fronte del marketing, del business e della comunicazione non solo digitale hanno l’interesse a conoscere al meglio il proprio target ed a costruire in modo più pertinente sia il palinsesto dei contenuti con cui soddisfarne le curiosità sia aggiungere i filtri che possano rendere più precisa la pianificazione pubblicitaria.
Andrea Boscar

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