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ORA SI FA SUL SERIO: WINDOWS MIXED REALITY ARRIVA IL 17 OTTOBRE CON UNA MAREA DI NOVITÀ

Articolo tratto da DDay – 5 ottobre 2017

Dopo mesi di anticipazioni, finalmente Microsoft ha svelato nel dettaglio i suoi piani per la Mixed Reality. Arriverà con il Fall Creators Update ed acquisterà un peso sempre maggiore nell’universo Windows.

 

Incalzata da Apple e Google con ARKit e ARCore, Microsoft ha tenuto un evento a San Francisco per presentare alla stampa Windows Mixed Reality. Sebbene non sia certo una novità dell’ultima ora, la piattaforma per la realtà mista di casa Microsoft è sempre stata un po’ “fumosa”. Microsoft, però, ha finalmente svelato nel dettaglio in cosa consisterà Windows Mixed Reality.

Innanzitutto, arriverà per tutti il 17 ottobre, contestualmente al rilascio del prossimo aggiornamento per Windows 10. I visori per la Windows Mixed Reality – anche noti come Head Mounted Display (HMD) –, annunciati già lo scorso autunno, sono finalmente disponibili al preordine sul Microsoft Store (non ancora in Italia). Il prezzo di questi HMD parte da 449 euro e include due appositi controller. Agli HMD già noti di Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo, si è aggiunto anche quello di Samsung, con la sua offerta premium.

 

Ma entriamo nel merito: cos’è di preciso la Windows Mixed Reality? In effetti il nome potrebbe ingannare, ma la soluzione sviluppata da Microsoft, di fatto è quella più completa, abbracciando realtà virtuale, realtà aumentata “semplice” e quelli che il colosso di Redmond definisce ologrammi. Per realtà aumentata semplice Microsoft intende quella che si può sperimentare attraverso il display di uno smartphone, di un PC o di un tablet; viceversa, per ologrammi s’intendono esperienze analoghe a quelle offerte da dispositivi come gli HoloLens.

Alex Kipman, a capo del progetto HoloLens, ha tenuto l’intera conferenza in VR, illustrando tutte le principali novità di Windows Mixed Reality. Per cominciare, tutti i possessori di un visore potranno entrare nella cosiddetta Clip House, un ambiente virtuale interamente personalizzabile che ricorda un’abitazione di design. In giro per la Clip House si potranno sistemare tutte le proprie applicazioni preferite, creando anche dei veri e propri angoli tematici, come una sala cinema o una sala giochi.

 

Gli spostamenti nell’ambiente virtuale della Clip House verranno riproposti in scala 1:1 con quelli compiuti nella realtà. Tuttavia, per evitare di percorrere “chilometri” per spostarsi da un punto all’altro, sarà anche possibile teletrasportarsi utilizzando i controller, assumendo automaticamente anche particolari prospettive che consentano di godere al meglio dell’app prescelta.

Grandi novità anche per il gaming. Sebbene gli HMD non siano – ancora – compatibili con l’Xbox, i possessori di un visore avranno modo di divertirsi con numerosi titoli che sbarcheranno sul Windows Store questo autunno e l’intero catalogo di SteamVR entro la fine dell’anno. Tra questi, oltre all’immancabile Minecraft, spicca anche un nuovo capitolo della fortunata saga di 343 Studios, Halo Recruits.

 

Ultimo annuncio degno di nota da parte di Microsoft è l’acquisizione di AltspaceVR, il social per eccellenza nella realtà virtuale. Nello specifico, con AltspaceVR si potranno creare degli eventi a tema o semplici conferenze nel mondo virtuale, nei quali i singoli partecipanti saranno incarnati da avatar, che seguono fedelmente i movimenti compiuti nel mondo reale.

 

Come se non bastasse, Kipman ha fatto espressamente riferimento al prossimo arrivo di una nuova categoria di dispositivi: visori in grado di far sperimentare sia gli ologrammi che la realtà virtuale. Che sia un teaser per la seconda iterazione di HoloLens?

 

Articolo completo: http://www.dday.it/redazione/24406/ora-si-fa-sul-serio-windows-mixed-reality-arriva-il-17-ottobre-con-una-marea-di-novita

TRA REALTÀ VIRTUALE E CHATBOT, L’UFFICIO NELL’ERA DELL’INDUSTRIA 4.0

Articolo tratto da Libero.it – 19 Settembre 2017

In azienda stanno entrando nuove tecnologie, che un giorno rimodelleranno non solo i sistemi di produzione ma anche le abitudini lavorative

 

Non è difficile immaginare in un futuro non troppo lontano come potrebbe evolversi il lavoro in ufficio. È sufficiente, ad esempio, mettere insieme le ultime innovazioni a disposizione dell’Industria 4.0. Oltre all’automazione e agli oggetti sempre connessi dell’Internet of Things, in azienda, infatti, cominciano ad entrare la stampa 3D e soprattutto l’intelligenza artificiale, il machine learning e le realtà virtuale e aumentata. Strumenti che rimodellano completamente gli attuali sistemi di produzione, che di massa e rigidi virano verso tecniche flessibili, e ridisegnano anche gli standard lavorativi.

 

L’ufficio 4.0

 

Partiamo con la realtà virtuale. Non è fantascienza se in futuro per prendere parte in una riunione basterà indossare un visore VR, senza neanche recarsi fisicamente in azienda. Un assistente intelligente ci ricorderà gli appuntamenti in calendario oppure ci leggerà le email: sarà sufficiente utilizzare la voce per rispondere ai messaggi in arrivo.

Così come appare probabile che in ufficio, nel giro di qualche anno, i classici schermi saranno sostituiti da display olografici e tecnologie di proiezione virtuale. Come assistente avremo, come visto, un chatbot dalle capacità di ragionamento quasi umane.

 

Anche l’intelligenza artificiale giocherà un ruolo importante nell’ufficio 4.0. Gli algoritmi potranno, ad esempio, aiutarci a concludere un progetto, suggerendoci possibili soluzioni. Così come sarà importante la stampa 3D, tecnologia sempre più utilizzata dalle aziende in fase di produzione. Con una stampante 3D potremmo sviluppare qualsiasi oggetto senza essere costretti a uscire dall’ufficio.

In azienda, inoltre, i badge saranno sostituiti da sistemi di riconoscimento biometrici, mentre ad attenderci davanti l’ingresso non ci sarà più security ma dei robot.

Articolo completo: https://tecnologia.libero.it/tra-realta-virtuale-e-chatbot-lufficio-nellera-dellindustria-4-0-15281

LA PROSSIMA GOLF È GIÀ REALTÀ… VIRTUALE

Articolo tratto da Data Manager – 30 settembre 2017

Ostermann e Möhring indossano occhiali per la realtà virtuale connessi a numerosi computer. Möhring suggerisce di controllare i flussi della ventilazione alla massima potenza. Al tocco di un bottone, linee di flusso trasparenti circondano entrambi.

 

 

Frank Ostermann è a capo del Virtual Engineering Lab di Wolfsburg, uno dei sei centri di ricerca coordinati dal Dipartimento IT del Gruppo Volkswagen. Nei laboratori, esperti d’informatica, scienziati e specialisti software della Volkswagen lavorano con istituti di ricerca e partner tecnologici al futuro digitale dell’Azienda.

La Volkswagen sta utilizzando le concept car virtuali per lo sviluppo dei modelli di serie, come la prossima generazione della Golf. Möhring guida la digitalizzazione della progettazione del prodotto nel Dipartimento di Sviluppo Tecnico della Volkswagen e spiega: “Abbiamo ancora varie idee in serbo, di cui vi potrò parlare solo più avanti”.

Applicazioni di VR (Virtual Reality) come la concept car virtuale permettono di ottimizzare i costi di sviluppo, perché consentono di ridurre il numero di prototipi fisici che richiedono un costoso processo di realizzazione.
Ciò rappresenta un significativo miglioramento dell’efficienza per la marca Volkswagen, vista la sua ampia offerta di modelli.

 

 

La concept car virtuale fa anche risparmiare tempo. Poiché tutti i componenti sono progettati virtualmente, i loro dati possono essere facilmente trasferiti al programma. Il risultato è un modello virtuale ma perfettamente funzionante di una futura auto, su cui tutti i membri dello Sviluppo possono lavorare in contemporanea.

Ostermann e il suo team al Virtual Engineering Lab stanno già lavorando al prossimo obiettivo. Per sviluppare un veicolo virtuale totalmente funzionante che permetta un’esperienza completa, hanno lanciato un progetto di ricerca alla Stanford University della California.

Articolo completo: http://www.datamanager.it/2017/09/la-prossima-golf-gia-realta-virtuale/

REALTÀ VIRTUALE, COME FUNZIONA LA TECNOLOGIA PER I MONDI DIGITALI

Articolo tratto da Libero

La realtà virtuale è una simulazione realistica di una realtà che non esiste. La mente sa che è tutto finto, ma il divertimento prende subito il sopravvento

Cos’è la realtà virtuale

 

La realtà virtuale nasce dalla combinazione di dispositivi hardware e software che “collaborano” per creare uno spazio virtuale all’interno del quale l’utente può muoversi liberamente. L’accesso a questo mondo digitale è reso possibile dai visori VR e dagli accessori sviluppati appositamente per interagire e “vivere” all’interno della realtà virtuale. In questo modo si viene a creare un mondo simulato e tridimensionale che agli occhi (ma non solo) degli utenti appare come reale, per l’appunto. E proprio come accade nella realtà, l’ambiente virtuale/reale all’interno del quale ci si immerge, può essere esplorato in ogni singolo centimetro e in ogni direzione. All’utente sarà sufficiente voltare la testa per vedere cosa accade ai suoi lati o sollevarla verso l’alto per vedere la pioggia scendere sulla sua testa. Il visore, e i software che utilizza, terranno traccia dei movimenti della testa (vedremo tra poco come) così da adattare prospettiva e visuale alla nostra posizione e offrire immagini realistiche.

 

Visore realtà virtuale

 

C’è realtà virtuale e realtà virtuale

 

Sul primo gradino ci sono i modelli Google Cardboard: caschetti di cartone o, comunque, super economici, che permettono di piazzare davanti agli occhi uno smartphone che visualizza applicazioni in grado di offrire, secondo il colosso di Mountain View, delle “esperienze immersive”. La “vera” realtà virtuale è qualcosa di completamente diverso. Serve un kit costituito da un visore – come un Oculus Rift o una PlayStation VR – collegato a un computer, o ancora meglio a una console, con una serie di dispositivi per il controllo dei movimenti della testa e degli occhi, della voce e dell’audio, oltre a un controller o, come minimo, un trackpad. Se si cerca il massimo esistono anche guanti speciali per la realtà virtuale.

 

Visuale 3D immersiva a tutto campo

 

L’obiettivo dei visori VR è quello di creare una sorta di nuova dimensione, qualcosa di ben diverso dal 3D offerto da TV o occhialini più meno speciali. Il video, o il gioco, viene inviato dal computer al visore tramite un cavo HDMI (alta definizione). Alcuni modelli si presentano con uno schermo LED per occhio con l’aggiunta di lenti, mentre altri permettono persino di regolare la distanza tra gli schermi e gli occhi per una visione ancora migliore. In altri prodotti, invece, come il Daydream di Google e il Samsung Gear VR, è lo smartphone a fungere da schermo, ma inserito in un apposito alloggiamento.

 

Samsung Galaxy VR

 

Ancora più reale della realtà

 

Alcuni visori usano uno stratagemma per offrire un’immersione nella realtà virtuale ancora più spettacolare: allargare il campo visivo, per esempio ingrandendo la dimensione delle immagini. Per rendere le immagini ancora più realistiche, è necessario un “frame rate” – ossia una frequenza di fotogrammi – dell’ordine di circa 60 fps per evitare una visione a scatti o che dia fastidio agli occhi. L’attuale generazione di visori, come l’Oculus Rift o la PlayStation VR, offrono rispettivamente una frequenza di 90 fps e 120 fps.

 

Vietato non muovere la testa

Anche altre tecnologie entrano in gioco quando si parla di realtà virtuale, come l’head tracking, ossia quel sistema che monitorizza il movimento della testa: l’immagine, si sposta seguendo esattamente i movimenti del capo: in alto in basso, di lato, avanti e indietro. L’head tracking, per funzionare, richiede la presenza all’interno del visore di strumenti come un giroscopio, un accelerometro e un magnetometro. Il Sony utilizza, nove luci led posizionate sul suo visore che, comunicando con una videocamera esterna, offrono un tracking di 360 gradi. Oculus propone un sistema simile, ma non paragonabile alla PlayStation VR.

 

Oculus Rift in testa

 

Tutto (o quasi) sotto controllo

 

L’head tracking, va in coppia con l’eye tracking. La tecnologia, in questo caso, per monitorare il movimento degli occhi sfrutta un sensore a infrarossi che offre, l’ulteriore vantaggio, di rendere ancora più realistica la profondità di campo.

L’ultima frontiera della realtà virtuale, infine, è il motion tracking: il sensore di movimento per conoscere sempre dove si trova l’utente nello spazio come fa ormai da anni Microsoft Kinect.

 

I campi di applicazione della realtà virtuale

La realtà virtuale ha le potenzialità per rivoluzionare diversi settori dell’intrattenimento, della produzione industriale e del commercio. Il lancio del PlayStation VR, ad esempio, fornisce un assaggio di come i visori VR possono “impattare” nel settore videoludico, fornendo un’esperienza di gioco completamente differente rispetto al passato. Allo stesso modo, anche il settore turistico potrebbe mutare così profondamente che, nel giro di pochi anni, potrebbe essere irriconoscibile: sarà sufficiente indossare un visore VR, infatti, per spostarsi immediatamente in una località turistica e visitarla ben prima di metterci piede.

 

Articolo completo: https://tecnologia.libero.it/cose-e-come-funziona-la-realta-virtuale-933