Fiere ed eventi: urge adattarsi al ‘next normal’ per difendere il modello di business. Il tech non basta, servono buona volontà e fantasia

Forse, anche prima del Covid, alcuni avrebbero potuto considerare di studiare e lavorare, almeno in parte, online: del resto, esempi di smart working e di e-learning erano al centro dell’attenzione da anni, ma di certo in pochi avrebbero potuto immaginare che si potessero condurre anche delle degustazioni online come ha fatto la Fiera Internazionale del Tartufo di Alba che ha avuto la possibilità, lo scorso autunno, non solo di celebrare l’edizione 2020 della propria manifestazione in presenza, ma anche la volontà di introdurre esperienze ibride, inviando per posta prima il prodotto e nel contempo offrendo esperienze digitali di confronto con gli esperti.

Forse anche il nostro secolo sarà definito “il secolo breve” perché davvero iniziato con la pandemia e, da essa, cambiato per sempre. Ad esserne consapevoli più di altri sono gli operatori e i lavoratori del settore delle fiere e degli eventi, uno degli ambiti che non solo ha più sofferto durante il 2020, ma che ha di fronte a sé un “next normal” in cui la riduzione degli spostamenti e la consapevolezza che, almeno in parte, gli incontri e le esposizioni possano essere realizzate online lancia la sfida di innovare per difendere il modello di business e la sostenibilità della propria attività.

Come riporta l’UFI, l’associazione di settore degli organizzatori di fiere e centri espositivi, il 44% di coloro che hanno risposto ad un’indagine condotta sull’impatto del Covid nel comparto, registrano perdite fra l’11% e il 50%, il 33% una perdita inferiore al 10% rispetto al 2019. A fronte di tale andamento, il 79% non ha potuto che adottare misure per contenere i costi e il 64% dichiara di non aver ricevuto, nonostante questa situazione, alcuna forma di sostegno.

Gli eventi non se la passano meglio: in uno studio realizzato da Astra Ricerche per conto del Club degli Eventi, la quota di perdita di fatturato annuo è mediamente del 68%: per il 38,7% degli intervistati però si parla di una perdita di almeno l’85% e per il 34,8% di un calo compreso tra il 65 e l’80%. Del resto il 55% degli eventi previsti per il 2020 è stato cancellato e la ripresa, attesa per marzo 2021, è ancora soggetta all’evoluzione dell’emergenza sanitaria e dei provvedimenti che ne derivano.

Tali ricerche affrontano poi il tema del futuro e del ruolo che in tale scenario avrà la digitalizzazione:

 

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