SEO: continuità e ottimizzazione sono le parole chiave

Si parla tanto di SEO, ma che cos’è nel concreto questa attività?

SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization che tradotto in italiano risulta “ottimizzazione per i motori di ricerca”.

Si tratta di tutte le attività che hanno come scopo quello di permettere la migliore indicizzazione possibile di un sito web sui motori di ricerca.

Le attività SEO si dividono in On-Site, cioè tutte quelle che si occupano dei fattori interni al sito, dall’ottimizzazione della struttura del sito e degli aspetti tecnologici, all’ottimizzazione dei contenuti e delle relative parole chiave, e Off-Site, cioè tutte quelle azioni che coinvolgono i fattori esterni al sito, come l’ottimizzazione dei link provenienti da siti terzi e la valorizzazione delle comunicazioni su piattaforme terze, come, per esempio, i social media.

Tra le attività SEO esistono pratiche corrette, come il link building, la strutturazione di tag e meta-tag, la costruzione della link popularity, e pratiche scorrette, definite Black Hat perché sfruttano dei raggiri per permettere una migliore ottimizzazione del sito.

Queste pratiche, se rintracciate dai motori di ricerca, causano una pesante penalizzazione del sito.

Il SEO è un’attività che richiede continuità e costanza nel monitoraggio dei risultati e relativa ottimizzazione delle azioni da intraprendere.

 

(Immagine Luis Llerena da The Stocks)

Google Data Studio: un nuovo strumento per i report SEO

Lavorare sulla SEO significa anche fare dei report grazie ai quali monitorare l’efficacia della propria strategia.

Conoscendo l’importanza dell’analisi dei dati, Google ha messo a disposizione degli esperti SEO un nuovo connettore di Google Data Studio per Search Console: si tratta di una suite che permette l’implementazione dei dati della Search Anlytics di Search Console dentro il Google Data Studio.

Con Google Data Studio si possono aggregare i dati di Analytics e trasformarli in dashboard più complete ed esaustive.

La fonti da cui vengono presi i dati sono:

  • Fogli Google
  • Google Analytics
  • Google Adwords
  • Canale YouTube

Aggregando questi diversi dati si possono realizzare dei report basati su modelli preesistenti:

google data studio

Oppure creare report da zero

google data studio

Aggiungendo le fonti che si vogliono utilizzare e selezionando i relativi dati

google data studio

L’interfaccia è molto semplice ed intuitiva: si possono inserire grafici personalizzabili a piacere.

google data studio

Come per tutti gli strumenti di Google è poi possibile condividere direttamente i report con le persone interessate e modificarli online in tempo reale:

google data studio

Se volete iniziare ad utilizzare al meglio questo strumento, vi consigliamo di guardare anche questo video introduttivo: https://www.youtube.com/watch?v=6FTUpceqWnc

Bounce rate: quanti utenti abbandonano il vostro sito. E perché.

La Bounce Rate o frequenza di rimbalzo è – nella definizione che ne dà Google stesso – è la percentuale di sessioni di una sola pagina, cioè le sessioni in cui gli utenti abbandonano il sito dalla pagina da cui sono entrati, senza interagirvi.

Il BR vi aiuta a capire quante persone sono atterrate sul vostro sito e, per qualche motivo, se ne sono andati senza proseguire la navigazione.

Si tratta di un valore importante per un sito web che dovrebbe restare sempre almeno sotto al 50%.

Se la frequenza di rimbalzo è più alta potrebbero esserci diverse ragioni.

Innanzitutto assicuratevi di aver inserito il codice di tracciamento in tutte le pagine del sito, altrimenti gli analytics rileveranno gli accessi ad una sola pagina.

Se tecnicamente è tutto a posto, un’elevata frequenza di rimbalzo potrebbe dipendere da una cattiva navigabilità del sito. Per esempio, da mobile, se gli utenti si trovano davanti ad un sito difficile – o impossibile – da navigare, si scoraggiano presto. Considerate, per esempio, che il tasso di abbandono di un sito supera il 25% quando il tempo di risposta di un sito o di una pagina supera i 4 secondi.

Un’altra ragione potrebbe essere lo scarso interesse per i contenuti delle altre pagine del sito che potrebbero non essere in linea con le aspettative dell’utente oppure essere difficili da fruire.

Ovviamente se si tratta di un sito ecommerce, la frequenza di rimbalzo alta è un problema ancora maggiore: assicuratevi che i clienti trovino facilmente i prodotti che cercavano e che non ci siano intoppi nella navigazione e nel processo di acquisto.

Cosa sono – davvero – le impression

Il numero di Impression è una metrica importante per valutare le performance dei contenuti web.

Le impression rappresentano il numero di volte che un contenuto, un video, una pagina web, un banner o qualsiasi altro contenuto web hanno avuto la possibilità di essere visualizzati dagli utenti.

Sui social media le impression contano il numero di volte che un contenuto ha avuto la possibilità di essere visto da un certo pubblico.

In Google Adwords viene conteggiata una impression ogni volta che l’annuncio viene pubblicato su Google o sulla Rete Google.

La definizione tecnica che lo IAB dà delle impression è la seguente: una misura delle risposte date da un sistema di ad delivery, alle richieste di ad inviate dal browser dell’utente. La richiesta è filtrata dall’attività robotica ed è registrata nell’ultima fase del processo di consegna del materiale creativo al browser dell’utente, ovvero nel momento in cui l’utente ha l’opportunità (eventuale) di vedere l’annuncio.

Le impression – al contrario della reach – non conteggiano gli utenti unici, ma il numero stimato di visualizzazioni, ciò significa che se uno stesso utente vede un contenuto due volte, le impression conteggiate saranno, appunto, due.

Sul web è frequente che le inserzioni vengano pagate per impression: le impression pubblicitarie sono il conteggio delle visualizzazioni di ogni singola pubblicità da parte dell’utente, tecnicamente ogni volta che un browser carica la pagina in cui è pubblicato il vostro annuncio, il sistema rileva una impression.

Questa misurazione non tiene conto di quanti utenti abbiano cliccato su un annuncio sponsorizzato o abbiano poi effettivamente compiuto l’azione descritta nella call-to-action.

Strettamente correlato a impression è la viewability.

La viewability è l’unità di misura che calcola a quanti utenti effettivamente è stato mostrato nella porzione di monitor dove stanno navigando, l’annuncio pubblicitario.

È una metrica importante dal momento che, a differenza di altri mezzi dove la pubblicità è spesso un interruzione alla fruizione del contenuto, su internet un banner viene mostrato nella stessa pagina.

Nelle nostre abitudini di navigazione appena arrivati su una pagina tendiamo a fare qualche scroll per iniziare a fruire del contenuto; ecco dunque che un banner in testa alla pagina, per esempio un leaderboard, avrà una scarsa viewability dal momento che sparirà dalla visione dell’utente.

Misurare la viewability effettiva delle impression acquistate è fondamentale per capire non solo quanti utenti ci hanno potuto vedere (Opportunity to see o OTS) ma quanti effettivamente ci hanno visto.

 

La “coerenza NAP”, questa sconosciuta.

Due settimane fa abbiamo condiviso un quiz su Google e, non c’è che dire – chi segue The Vortex di Google ne sa e ne sa parecchio.

Sulla domanda legata ai fattori che Google considera nell’indicizzazione, 94% dei partecipanti hanno azzeccato la risposta sapendo che i risultati hanno una forte connotazione di personalizzazione. 91% di risposte giuste anche sull’attenzione da prestare al posizionamento di un video su Youtube e 83% in relazione ad un sito e-commerce.

I nostri lettori hanno poi dimostrato di saperne del mondo dei prodotti di Google e di Google Analytics in particolare – oltre il 90% hanno definito correttamente la “Frequenza di rimbalzo” – anche se qualcuno in più è inciampato sugli “Obiettivi” benché il termine oggi possa essere esteso anche agli Eventi.

Qualche imprecisione in più salta invece fuori se leggiamo le risposte per altri servizi, evidentemente meno conosciuti, di Google come Google My Business – conosciuto bene solo dal 56% dei partecipanti – anche se poi Google News Alert è ben descritto dal 86% degli utenti, poco più di Google Adwords (83%).

Ma che cos’è la “coerenza NAP”? Solo il 45% dei partecipanti hanno individuato che si tratta di un fattore legato alla SEO locale, dispettoso acronimo di “Number, Address e Phone” e capace di fornire a Google un’indicazione di cura con cui un’azienda mostra gli stessi riferimenti nei diversi ambiti digitali in cui si presenta.

Grazie pertanto a tutti coloro che hanno partecipato e al prossimo quiz di The Vortex.

Quante ne sai di Google?

Google è uno dei compagni più fedeli della nostra vita quotidiana: dalla calcolatrice alla modifica delle foto, sono ormai quasi innumerevoli i servizi che il colosso del web ci mette a disposizione. Ad esempio, sapevate che può anche aiutarvi a cercare parcheggio?
Per sapere davvero quanto conoscete i servizi di Google, mettetevi alla prova con il nostro quiz e diteci che punteggio avete ottenuto.

Google Analytics: come usare gli Obiettivi

Se si ha un sito proprio diventa indispensabile analizzare e verificare i dati provenienti dai software di web-analytics: non farlo significa privarsi di una delle caratteristiche essenziali del mezzo digitale, la sua misurabilità.

Il primo passo è certamente conoscere in modo approfondito la Web Analytics e, per la sua gratuità e la sua diffusione, Google Analytics.

In particolare è necessario avvalersene immaginando che il nostro sito Internet non sia una semplice vetrina, ma – in qualunque caso, anche se non vendiamo online – un negozio all’interno del quale i nostri potenziali clienti possono osservare la nostra attività, entrare in contatto con noi, generare un’azione rispetto a questa visita (un form di contatto compilato, un video visto, l’iscrizione ad una newsletter, un documento scaricato, …) e venir infine salutati all’uscita: tutto questo si può fare configurando, nell’area di Amministrazione di Google Analytics, uno o più Obiettivi in seguito ai quali sarà possibile osservare le Conversioni e quindi la percentuale con cui ciascuna pagina e ciascun sottoinsieme di utenti – a seconda del luogo da cui sono atterrati sul sito, per esempio – sono in grado di produrli.

analytics

 

Una volta definiti gli Obiettivi, si potrà osservare il comportamento dei lettori sul sito e il loro conseguire o meno l’Obiettivo da noi definito. In particolare e a titolo di esempio:

Nell’area “Pubblico“:

– la proporzione tra utenti nuovi e utenti di ritorno;

– il tasso di coinvolgimento degli utenti (frequenza di visita, durata della sessione, …);

– il numero e il comportamento degli utenti che visitano il sito con un dispositivo cellulare.

Nell’area “Acquisizione“:

– il numero e il comportamento degli utenti suddivisi per ambiente di provenienza: qui, ad esempio, osserveremo ciò che fanno gli utenti che, dopo aver cliccato su un post su una Pagina Facebook, sono atterrati sul sito;

– le parole chiave con cui il nostro sito è scoperto sui motori di ricerca, ormai solo attraverso l’integrazione di Google Analytics con Google Webmaster Tool.

Un dato particolarmente interessante nell’osservare l’attività degli utenti che arrivano da Facebook e dagli altri social media è la “frequenza di rimbalzo” ovvero la percentuale di utenti che, atterrati sul sito, non navigano ulteriori pagine ulteriori a quella dove sono arrivati: è un dato chiave per comprendere l’efficacia del nostro piano editoiale su Facebook.

Nell’area “Comportamento“:

– la frequenza e la profondità di visita di ciascuna area del sito e di ciascuna pagina, anche in formato grafico (“Analisi in-page”);

– il tasso di uscita che monitora, fra i navigatori già presenti sul sito, la capacità di una pagina di indurre l’utente a procedere con l’approfondimento dei contenuti presenti in altre pagine.

Nell’area “Conversioni”:

– il percorso di conversione verso l’Obiettivo – diretta e differita (o indiretta) – di un utente così da capire l’impatto di ciascuna attività di web-marketing.

Buoni ritorni sul sito però non dipendono solo dalla capacità espressa dal sito di accogliere il lettore e invitarlo ad approfondire i contenuti, iscriversi alla newsletter, … : tutto questo infatti dipenderà anche dal piano editoriale sviluppato sulla Pagina Facebook e dall’algoritmo che regola la visibilità di tali contenuti nelle Bacheche dei likers.